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IL VIZIO DI NOTIFICA RENDE NULLO L’ ACCERTAMENTO

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Affinchè un atto dell’agenzia della riscossione possa essere considerato valido occorre rispettare il procedimento di notificazione stabilito dalle leggi. Il rispetto di tale procedimento è essenziale in quanto esso determinerà il giorno dal quale decorrono i termini che il contribuente deve rispettare per poter procedere all’impugnazione, inoltre in mancanza di quest’ultima dalla notificazione dipenderà il termine dal quale l’agenzia della riscossione ha la possibilità di agire in via esecutiva nei confronti del contribuente. In linea generale gli operatori del diritto hanno sempre ritenuto che l’impugnazione dell’avviso di accertamento da parte del contribuente sanasse ogni eventuale vizio di notifica. Ciò in quanto il contribuente che impugna l’atto è evidentemente a conoscenza dello stesso. Questo principio mutuato dal codice di procedura civile in materia di costituzione del convenuto nei casi di vizi di notifica dell’atto di citazione, in realtà lascia aperte delle problematiche in relazione alla data di notifica. La notificazione deve essere effettuata al destinatario, e nel caso di assenza di quest’ultimo, è obbligatorio inviare la raccomandata informativa all’effettivo destinatario ciò ai sensi dell’art. 60 comma 1 b-bis del Dpr n. 600/1973.  Poniamo il caso che il procedimento di notifica sia viziato in quanto nonostante sia avvenuta presso un destinatario diverso non venga inviata successivamente la raccomandata informativa. In questo caso come si fa a stabilire la data della notifica? Un contribuente che impugnasse oltre i 60 giorni dalla notifica all’altro destinatario, non avendo ricevuto la seconda raccomandata sarebbe in tempo? O dovrebbe essere considerato decaduto? L’atto sarebbe valido? l’impugnazione del contribuente sanerebbe il vizio di notifica?. La risposta in questi casi non può essere univoca, occorre considerare quali sono i vizi della notifica e il comportamento processuale del contribuente. Se il contribuente impugna l’atto dopo i 60 giorni dalla notifica all’altro destinatario senza contestare il vizio di notifica, il contribuente sarà considerato decaduto dalla facoltà di impugnare. In questo caso infatti la prima notifica si considererà andata a buon fine e il contribuente vedrà dichiarata la sua impugnazione inammissibile perche è fuori termine. Se il contribuente impugna nei sessanta giorni dalla prima notifica allora si potrà entrare nel merito della questione al di là del vizio di notifica che comunque può essere contestato nell’ atto di impugnazione. E’questo l’unico caso nel quale l’impugnazione dovrebbe sanare il vizio. Cosa accade se il contribuente impugna l’avviso di accertamento dopo i sessanta giorni contestando il vizio della notificazione Su una fattispecie del genere è intervenuta recentemente la Commissione tributaria di Firenze il vizio di notifica era costituito dal fatto che la seconda raccomandata era stata inviata tramite una posta privata e non tramite poste italiane. Il contribuente impugnava l’atto dopo i sessanta giorni dalla prima notifica contestando il procedimento di notifica. La Commissione Tributaria Fiorentina dichiarava che il vizio di notifica non può essere sanato dalla impugnazione del convenuto in quanto esso rappresenta un elemento essenziale ai fini dell’ avviso di accertamento, dichiarando la nullità del medesimo. La sentenza è interessante perché la Commissione avrebbe potuto far salvo l’avviso rimettendo in termini il contribuente per l’impugnazione a causa del vizio, invece i giudici fiorentini hanno voluto porre l’accento sull’importanza della correttezza del procedimento di notifica che può comportare, se viziato, la nullità dell’avviso di accertamento.

Sentenza 2868/2017 Comm. Tributaria Firenze

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