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Telefonia: la fatturazione dopo il recesso

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Spesso si paga anche se non si è convinti per evitare problemi

Chi non paga può essere esposto a decreto ingiuntivo o ad iscrizione nel registro dei morosi

Capita spesso in materia di contratti di telefonia di ricevere fatture dell’operatore telefonico dopo aver comunicato il recesso. Il consumatore che solitamente già è passato con un altro gestore, non è mai certo di essere tenuto o meno al pagamento, tuttavia è portato a onorare la fattura del vecchio operatore specie se si tratta di importi non troppo rilevanti per evitare futuri problemi. Se non si paga infatti si può essere esposti a decreti ingiuntivi o ad essere inseriti nel registro dei morosi.

Entro trenta giorni dal recesso l’operatore telefonico deve porre in essere la disattivazione del contratto

Il termine decorre dalla ricevuta della pec o della raccomandata a/r avente ad oggetto il recesso

Le norme tuttavia in tema di recesso sono chiare. L’operatore di telefonia è obbligato a chiudere il contratto entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta di recesso (Legge n. 40/2007 art 1 comma 3). Il termine decorre dalla ricevuta della posta elettronica certificata o della raccomandata con ricevuta di ritorno. Di conseguenza il vecchio gestore telefonico dopo il recesso, potrà chiedere il pagamento in relazione ai trenta giorni successivi alla data del recesso, oltre gli eventuali costi di disattivazione e per i contratti antecedenti al gennaio 2019 il pagamento del modem se ci si riferisce a contratti di telefonia fissa che avevano ad oggetto anche l’accesso ad internet. Le singole voci di spesa devono essere indicate in fattura specificamente così come deve essere indicata la data di avvenuto recesso, che in ogni caso si dà per avvenuto, lo ribadiamo entro trenta giorni dalla ricevuta della pec o della raccomandata a/r.

Consigli per capire se la richiesta del vecchio gestore sia corretta

Per contestare le fatture degli operatori ci si può rivolgere al Corecom

In primo luogo è importante conservare la comunicazione del recesso, in formato cartaceo o telematico, essa in caso di futura contestazione rappresenterà la prova che l’operatore di telefonia era obbligato ad interrompere il contratto e il servizio entro trenta giorni. In secondo luogo è necessario leggere attentamente le voci indicate in fattura, non di rado capita che alcun pretese dell’operatore siano legittime altre no. In terzo luogo quando non si è convinti che tutte le pretese indicate in fattura siano fondate può essere risolutivo prendere visione del contratto originale dell’operatore di cui è sempre buona abitudine conservare una copia. Nel caso in cui ci siano difficoltà di comprensione è consigliabile rivolgersi ad un professionista o ad un’associazione di consumatori al fine di comprendere se è il caso di contestare o meno le pretese della compagnia telefonica. Si ricorda che è possbile contestare le fatture attraverso la procedura semplificata davanti al CoreCom chè un organo regionale che si occupa esclusivamente delle controversie in maniera di telefonia. La contestazione può essere effettuata anche telematicamente attraverso il sistema concilia web facilmente reperibile in rete. E’ possibile in sede di contestazione richiedere la restituzione di ciò che si è già pagato, nel caso in cui venga accertata la pretesa illegittima.

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