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Stangata dell’Agcm su vodafone e wind

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Pratiche commerciali scorrette per indurre gli ex clienti a ritornare sui propri passi

Utilizzo sms ingannevoli

Sotto accusa le politiche commerciali delle aziende per arginare il passaggio dei propri clienti alle altre compagnie, in particolare ad Iliad. Secondo l’Antitrust le compagnie telefoniche inducevano i loro ex clienti a tornare da loro attraverso messaggi nei quali non spiegavano completamente i costi cui i consumatori andavano incontro. ( campagne di winback) In questo modo le aziende di telefonia inducevano in errore i consumatori che tornavano alle loro ex compagnie senza conoscere i costi che avrebbero dovuto affrontare. Le compagnie inviavano sms ai consumatori in cui proponevano un prezzo mensile molto conveniente purchè essi sottocrivessero il contratto entro una certa data, mediamente da uno a 7 giorni dalla comunicazione Una volta che i consumatori accettavano, venivano a conoscenza di essere stati sottoposti a vincoli ed opzioni che di fatto aumentavano i costi che essi dovevano sostenere. Tali costi non venivano esplicitati in maniera chiara neanche quando il consumatore si recava dai rivenditori. La responsabilità di fornire informazioni era lasciata alla singola iniziativa dell’addetto alla vendita. Ai consumatori venivano attivati senza ottenere il loro consenso una serie di servizi: segreteria telefonica, ricevuta di ritorno sms, rete sicura, i gb di riserva, smart passport +, chiamami recall. Tali servizi sono risultati per un periodo a pagamento e poi successivamente gratuiti, ma il consumatore non era messo a conoscenza in maniera idonea, nè dei servizi nè dei costi da sostenere al momento della sottoscrizione del contratto.

Multe per oltre dieci milioni di euro a Vodafone e Wind

Violati artt 22 e 65 del codice del consumo

L’Agcm dopo un’istruttoria dettagliata dei comportamenti delle compagnie ha dichiarato di fatto ingannevoli gli sms in quanto in grado di indurre in errore il consumatore medio, ciò in violazione dell’art. 22 del codice del consumo. In altre parole il consumatore per mezzo del sms veniva indotto a prendere una decisione commerciale che altrimenti non avrebbe preso. Ad avviso dell’Agcm le compagnie preattivando alcuni servizi non espressamente comunicati al consumatore e dunque non ottenenndone il consenso, ha violato l’art. 65 del codice del consumo. Ogni costo aggiuntivo relativo ad un servizio fornito deve essere oggetto di consenso espresso dell’aderente. L’Agcm ha sanzionato Vodafone per sei milioni di euro e Wind per oltre quattro milioni di euro alla luce del fatto che le condotte accertate sono state poste in essere da giugno 2018 e risultano ancora oggi in vigore.

Consigli per i consumatori

Verificare sempre tutte le informazioni prima di sottoscrivere, controllare dettagliatamente la prima fattura

Ai consumatori che da giugno 2018 ad oggi sono stati indotti a ritornare alle compagnie oggetto della presente pronuncia consigliamo di verificare la propria fattura di pagamento e verificare se sono addebitati loro costi di servizi che non hanno richiesto. Nel caso in cui tra le voci dei costi vi dovessero essere servizi non richiesti, si consiglia di richiedere l’immediata disattivazione e contestualmente la restituzione dei soldi versati per quei servizi. E’possibile effettuare la richiesta tramite il servizio clienti della compagnia ed è consigliabile farlo per iscritto o tramite posta elettronica certificata. Nel farlo si può anche riportare le pronunce Agcm commentate in questo articolo ( Ps 11380 11381 del 6 Dicembre 2019). In caso di mancata risposta ci si può rivolgere al Corecom regionale autonomamente oppure con l’assistenza di un legale o di un’associazione dei consumatori. La pronuncia dell’Agcm potrà essere oggetto di ricorso all’autorità giurisdizionale amministrativa da parte delle compagnie sanzionate. E’bene tener presente che secondo l’Agcm le condotte sanzionate sono ancora in corso, quindi a tutti coloro che sono oggetto di campagne di promozionali di winback da parte delle loro ex compagnie telefoniche consigliamo di chiedere sempre tutte le informazioni possibili prima di sottoscrivere il contratto e se non si è convinti della chiarezza dell’offerta di non firmare. In caso di sottoscrizione, ricordiamo che è comunque possibile recedere dal contratto entro 14 giorni dalla firma, e di verifcare dettagliatamente i costi addebitati nella prima fattura che si riceve. In questo modo se sono stati addebitati costi per servizi non richiesti si potrà chiedere immediatamente la disattivazione, limitando i costi illegittimamente attribuiti soltanto al primo o ai primi due mesi di contratto.

Avv. Italo Carbone

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