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Registrazione telefonica e validità del contratto

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E’valido un contratto in cui l’adesione da parte del consumatore è avvenuta esclusivamente tramite la registrazione telefonica?

Cosa accade se viene data esecuzione ad un contratto il cui consenso è stato ottenuto illegittimamente?

Il contratto nel quale il consenso del consumatore sia stato ottenuto esclusivamente attraverso la registrazione telefonica viola l’art. 51 comma 6 del codice del consumo il quale in caso di consenso ottenuto tramite registrazione telefonica impone di inviare al consumatore le offerte in formato cartaceo che devono essere debitamente sottoscritte, oppure se nella registrazione telefonica si è ottenuto il consenso specifico le condizioni del contratto possono essere inviate su supporto durevole ( pennetta usb o mail) ma in ogni caso il consumatore deve manifestare ulteriore adesione che può esprimere anche al telefono.

Nel caso in cui al contratto viene data esecuzione il consumatore può richiedere che la situazione venga sanata ottenendo il contratto in forma cartacea o su supporto durevole e prestare il consenso nella modalità che ritiene opportuna. In questo caso il vizio del contratto non determinerebbe alcun problema per l’operatore nonostante egli ha palesemente violato il codice del consumo.

Se però Il consumatore vuol recedere dal contratto può certamente richiedere di essere sciolto dal vincolo eventualmente presente. Se il contratto per esempio ci impone di essere vincolati per 24 mesi con una compagnia telefonica o con un pay tv attraverso una penale, oppure ci impone una spesa aggiuntiva per effettuare il recesso anticipato, facendo valere il vizio del consenso possiamo certamente chiedere la risoluzione del contratto con effetto immediato senza dover pagare alcunchè al professionista. Ciò in quanto al momento della stipula del contratto il professionista non ha ottenuto in maniera conferma al codice del consumo il consenso del consumatore.

Se il contratto è nullo il consumatore ha diritto alla restituzione di tutto quello che ha pagato pur avendo ottenuto il servizio?

Il problema dell’arricchimento senza giusta causa ai danni del professionista

Sul diritto alla restituzione al consumatore di ciò che si è versato avendo ottenuto il servizio ci sono dei dubbi. Ciò in quanto se è vero che il consenso al contratto è stato ottenuto illegittimamente, è anche vero che il servizio è stato fornito. Di conseguenza se il consumatore ottenesse la restituzione di quanto versato avrebbe ottenuto un arricchimento senza giusta causa ai sensi dell’art. 2041 c.c ai danni del professionista. D’altra parte però se non vi fosse il rischio del professionista di perdere quanto già ottenuto dal consumatore in caso di consenso ottenuto illegittimamente, sarebbe difficile ottenere il rispetto della norma prevista dall’art. 51 comma 6 del codice del consumo. A nostro avviso il consumatore che volesse richiedere la restituzione di tutto ciò che ha versato durante la vigenza del contratto invalido, potrebbe farlo inquadrando la vicenda alla stregua dei servizi non richiesti previsti dal codice del consumo all’art. 66 quinquies. Secondo tale norma in caso di fornitura di servizi non richiesti da parte del professionista nei confronti del consumatore, pure in presenza di fornitura del servizio quest’ultimo non è tenuto a pagare. Nel caso del contratto non valido ai sensi dell’art. 51 comma 6 codice del consumo si potrebbe sostenere che i servizi ricevuti non sono stati richiesti dal consumatore il quale non ha mai prestato il consenso necessario alla formazione del contratto, di conseguenza egli avrebbe diritto alla restituzione di ciò che ha versato. Il consumatore potrebbe richiedere la restituzione nell’ambito del tentativo di conciliazione davanti al Corecom e successivamente davanti all’ Agcom, inoltre potrebbe rivolgersi al giudice ordinario in caso di ulteriore danno subito a causa della condotta dell’operatore. Certamente non si può dire con certezza quale sarebbe l’esito della controversia. Noi facciamo la nostra ipotesi. Probabilmente la restituzione non sarebbe disposta in caso di contratti pluriennali nei quali il consumatore  si è spesso avvalso del servizio clienti del professionista, perchè in quei casi il consenso del consumatore, pur viziato in origine da un punto di vista formale, sarebbe deducibile dal comportamento successivo ( per facta concludentia). Tuttavia in caso di contratti stipulati da pochi mesi nei quali il consumatore non si sia mai avvalso del servizio clienti e non abbia mai mostrato interesse per il servizio ottenuto, il vizio del consenso potrebbe rilevare anche ai fini di una pretesa restitutoria. Del resto per rendere effettiva la tutela del consumatore cui mira l’art. 51 comma 6 del codice del consumo è necessario che il professionista abbia un rischio concreto per la violazione della norma.

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