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Prostituzione: la Corte Costituzionale conferma la legge Merlin

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Prostituzione mai scelta libera, sempre condizionata da fattori esterni

Con la sentenza n. 141/ 2019 la Corte Costituzionale conferma le norme sulla prostituzione previste dalla famosa legge degli anni 50, che determinò la chiusura delle cosiddette ” case chiuse”. La questione di costituzionalità era stata posta dalla Corte di appello di Bari, la quale aveva posto il quesito se il fenomeno cosiddetto delle escort, ossia accompagnatrici disposte a fornire prestazioni sessuali se retribuite, possa essere o meno inquadrabile nell’ambito della legge Merlin. Ad avviso del giudice rimettente il fenomeno è del tutto nuovo rispetto ai presupposti che ispirarono la Merlin, queste ragazze non hanno alcuno stato di necessità, nè sono costrette a prostituirsi da terzi, esse esercitano la loro attività al fine di ottenere danaro o altre regalie, ciò potrebbe essere considerato il loro modo per autodeterminarsi ai sensi degli artt. 2  della Costituzione, di conseguenza chi ne favorisce gli incontri con persone interessate non può essere considerato uno che commette il reato di reclutamento o favoreggiamento della prostituzione. In altre parole i giudici pugliesi considerano completamente differente il contesto nel quale era stata emanata la legge merlin, ragazze sfruttate che si prostituivano per necessità e che in tanti casi venivano costrette o indotte a farlo anche contro la loro volontà. E si domandano se il lavoro delle  escort di oggi, viste le modalità e le finalità, non possa essere considerato lecito, e costituzionalmente tutelato, come un modo di esprimere la propria personalità. La Corte Costituzionale non condivide la ricostruzione dei giudici rimettenti sostenendo che la prostituzione non è mai una scelta libera, essa è sempre condizionata da fattori esterni. La scelta di prostituirsi mette in pericolo la persona che lo fa, sia dal punto di vista della salute fisica, sia per la difficoltà di uscirne. Anche la prostituzione che abbia apparentemente carattere volontario è una scelta che secondo il legislatore svilisce la persona e ne condiziona l’autodeterminazione. E’questo il motivo per il quale chi si prostituisce, è considerata la parte debole e non viene punito dalla legge, viceversa chi la agevola è punito così come stabilisce la Merlin. Che pertanto è da ritenersi una legge pienamente conforme a costituzione.

La sentenza della Corte Costituzionale e la realtà dei fatti

Giro di affari da quasi 4 miliari di euro annui, lo Stato deve intervenire

Condividiamo parola per parola ciò che ha dichiarato la Corte Costituzionale con questa sentenza, non è possibile considerare la prostituzione come un modo con il quale scegliere la propria autodeterminazione, o realizzare la propria personalità. Tuttavia è innegabile che il fenomeno esiste e continuerà ad esistere ed è per questo che sono tantissimi i paesi che hanno deciso di regolamentarlo. Ma può il legislatore regolamentare un fenomeno che come dice la Corte considera svilente per la persona umana? su questo tema il dibattito è aperto e sono in tanti a pensare che la prostituzione debba essere legalizzata. I presupposti sui quali si fonda la richiesta di legalizzazione sono essenzialmente tre: 1) eliminare o quanto meno ridurre lo sfruttamento clandestino di ragazze da parte della criminalità organizzata, 2) fare in modo che chi esercita “la vita” contribuisca al pagamento delle tasse, 3) maggiori controlli medici a tutela delle donne e dei clienti. Certamente rendere la prostituzione un’attività formalmente lecita, contribuirebbe ad ognuno dei tre presupposti indicati, ma in che misura? se si riaprissero le case chiuse siamo sicuri che non sarebbero le stesse organizzazioni criminali a gestirle? siamo davvero certi che una volta legalizzato il fenomeno tutte le prostitute dichiarerebbero la loro attività?. A nostro parere gli interrogativi sono tanti e sarebbe necessario verificare, dati alla mano, cosa è accaduto nei paesi che hanno legalizzato. Ad ogni modo il giro di affari della prostituzione in Italia è molto grosso si parla di quasi 4 miliardi di euro annui e non è possibile che lo Stato non intervenga in qualche modo sul tema, perchè se è vero che la prostituzione è un male per chi la esercita ( come sostiene la Corte Costituzionale) è anche vero che il legislatore non può non regolare un fenomeno che sussiste e non potrà mai reprimere del tutto.

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