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Pensioni: in attesa della legge di bilancio

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L’attesa per la legge di bilancio 2018

Il governo alla prova dei fatti dopo gli annunci in materia previdenziale della campagna elettorale

La legge di bilancio si avvicina e siamo tutti in attesa di sapere le novità in materia previdenziale che inserirà il governo dopo tutti gli annunci della campagna elettorale. Tutto ruota attorno alla Legge Fornero, provvedimento contestatissimo dall’attuale maggioranza, la quale ha sempre dichiarato di volerlo abolire totalmente. Dai rumors provenienti di Palazzo Chigi, ora mai l’ipotesi dell’abolizione totale della riforma Fornero sembra essere esclusa, tuttavia ci saranno certamente dell novità in tema di età pensionabile e di numero di anni di contributi per poter accedere alla pensione. E’noto anche ai non addetti ai lavori che il sistema pensionistico italiano è stato in passato fonte di sprechi impressionante, con il dilagare di pensionati baby e l’applicazione dell’ingiusto sistema retributivo che calcolava l’importo della pensione non in base ai contributi versati ma in base alla retribuzione durante il rapporto di lavoro. Ciò senza contare poi i vitalizi dei politici ( nazionali e locali) e le cosiddette pensioni d’oro che tanto hanno fatto indignare negli ultimi anni l’opinione pubblica. L’argomento pensioni è complicato da affrontare in quanto spesso le regole sono settoriali ed ogni categoria di lavoratori ha la sua specificità. Cerchiamo di affrontarlo in linea generale per cercare di fornire elementi chiarificatori ai nostri lettori.

Cosa prevede la Riforma Fornero

Riforma necessaria ma non esente da errori. Il più grave quello degli esodati

La Riforma Fornero ( Legge n. 92/2012) ha mutato l’età per la pensione di vecchiaia, ossia la pensione che viene corrisposta quando il contribuente ha compiuto una determinata età anagrafica ( 66 anni di età e minimo venti anni di contributi) ha abolito le pensioni di anzianità sostituendole con la pensione anticipata che si può richiedere con 42 anni e tre mesi per gli uomini e con 41 anni e tre mesi per le donne ed ha eliminato definitivamente il sistema di calcolo retributivo per l’importo della pensione, anticipando di qualche anno ciò che era stato già previsto dalla precedenti riforme. La Fornero prevede anche un adeguamento periodico dell’età pensionabile in funzione dell’allungamento della speranza di vita. Essa ha anche aumentato i versamenti contributivi per alcune categorie di lavoratori. e disposto l’incorporazione di alcun enti previdenziali presso l’Inps. La Riforma Fornero, necessaria, visto il periodo di difficoltà finanziaria in cui versava il paese, ha determinato tuttavia alcuni problemi, di cui il principale è stato quello degli esodati. Ossia determinati lavoratori i quali a causa della nuove previsioni non hanno potuto accedere al pensionamento e sono rimasti senza stipendio, nonostante avessero stipulato contratti di categoria o aziendali che prevedevano il pensionamento anticipato rispetto ai requisiti richiesti in precedenza. Altro problema è stata la dichiarazione di incostituzionalità dei blocchi della perequazione per le pensioni superiore a tre volte quella minima che ha costretto lo Stato a rimborsare i pensionati ingiustamente penalizzati.

Cosa propone il nuovo governo

Sembra accantonata l’ipotesi dell’abrogazione totale della Legge Fornero. Ipotesi: quota 100, quota 41, superbonus.

Sembra che il governo miri soprattutto a modificare l’età nella quale il lavoratore può andare in pensione. L’idea originaria sarebbe quella di introdurre la cosiddetta quota 100 ossia chi tra età anagrafica e anni di contribuzione ( es. 64 anni di età e 36 anni di contributi versati) raggiunge quota 100 può andare in pensione purchè abbia compiuto i 64 anni di età,( la fornero prevedeva 66-67) non sarebbe possibile cioè andare in pensione a 60 anni con 40 anni di contributi. Poi vi è l’ ipotesi di quota 41 ossia con 41 anni e sei mesi di contributi ( massimo tre figurativi) si può andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica. Sia quota 100 che quota 41 sono misure che avrebbero costi molto alti per le finanze pubbliche così c’è chi fa l’ipotesi di prevedere il superbonus per chi pur avendo i requisiti di quota 100 o quota 41 decide di rimanere a lavoro. Esso avrebbe i contributi versati negli anni ulteriori direttamente in busta paga, con un aumento di quest’ultima di circa il 30 %. In questo momento le voci sono tante e si susseguono, tuttavia c’è da augurarsi che la decisione che prenderà il governo non crei difformità o ingiustizie palesi, come capitò alla riforma fornero per gli esodati.

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