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PAGAMENTO DI PRESTAZIONI SANITARIE EROGATE IN REGIME DI ACCREDITAMENTO

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CORTE DI CASSAZIONE 

Civile Sent. Sez. U Num. 21852 Anno 2017

 

FATTO

La curatela del fallimento della Casa di Cura S. Giuseppe convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di S. Maria Capua Vetere la ASL Caserta 1, chiedendone la condanna al pagamento di prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento. Il giudice di primo grado dichiarò il proprio difetto di giurisdizione in ragione dell’annullamento della convenzione autorizzativa di prestazioni specialistiche, disposto dal Consiglio di Stato con la sentenza 2285/2002. La sentenza fu impugnata dalla curatela del fallimento dinanzi alla Corte di appello di Napoli. Il gravame fu accolto, con conseguente affermazione della giurisdizione del G.O., volta che – come correttamente rilevato dalla Corte territoriale – il petitum attoreo aveva ad oggetto non il contenuto autoritativo di atti amministrativi, ma il solo pagamento di prestazioni eseguite in regime di accreditamento, con riferimento al quale il giudice amministrativo aveva già determinato l’ambito e il contenuto del relativo rapporto, annullando le convenzioni prive di autorizzazione regionale. La sentenza della Corte partenopea è stata impugnata dalla ASL con ricorso per cassazione sorretto da 2 motivi di gravame e illustrato da memoria. Resiste la Curatela del fallimento con controricorso illustrato a sua volta da memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso (pur volendo prescindere dai non marginali profili di inammissibilità, attesa la assoluta genericità dell’intestazione dei motivi e la radicale mancanza di qualsivoglia richiamo alle norme di legge che si assumono in ipotesi violate) è manifestamente infondato nel merito. Lamenta parte ricorrente (richiamando, impropriamente, la giurisprudenza di questa Corte in tema di espropriazione nell’ipotesi in cui il relativo decreto sia stato annullato): – che, nella specie, non era stato precisato, in seno alla domanda attorea, la natura e il contenuto delle prestazioni per le quali era richiesto il pagamento; – che la domanda subordinata di indebito arricchimento, in ragione della mancata valutazione degli effetti dell’annullamento sul corrispettivo dovuto, era comunque devoluta alla giurisdizione del G.A., attesa la necessaria e pregiudiziale valutazione dell’utilitas da parte dell’Amministrazione. Le censure sono del tutto destituite di giuridico fondamento, avendo la Corte territoriale fatto corretta e condivisibile applicazione della più che consolidata giurisprudenza di queste sezioni unite formatasi in subiecta materia (tra le molte conformi, Cass. ss. uu. n. 2293 del 2014; n. 24474 del 2013; n. 16385 del 2012; n. 11512del 2012, e , con riguardo all’azione ex art. 2041 c.c., Cass. ss.uu. 23284/2010), specificando come, nella specie, la curatela non avesse chiesto l’accertamento dell’esistenza o del contenuto del rapporto di accreditamento, ma soltanto il pagamento dei compensi dovuti, onde l’indagine devoluta al giudice di merito non impingeva nella verifica dell’azione autoritativa della P.A. o dell’esercizio dei suoi poteri discrezionali, avendo già all’uopo provveduto il giudice amministrativo, che, con la sentenza citata in narrativa, aveva già definitivamente delimitato l’ambito e il contenuto del rapporto di accreditamento, annullando le sole convenzioni stipulate dalla ASL con la casa di cura in assenza delle autorizzazioni regionali, di tal che il giudizio (del tutto legittimamente) introdotto dinanzi al G.O. era circoscritto alla verifica della debenza delle somme richieste dalla curatela nell’ambito del (residuo) accreditamento esistente. La disciplina delle spese segue il principio della soccombenza. Liquidazione come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in complessivi euro 7.200, di cui 200 per spese. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1 comma 17 della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il controricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13. Così deciso in Roma, li 6.12.2016

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