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Omicidio leo: la resa dello Stato alla carenza di personale

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Le dichiarazioni del Presidente della Corte di appello di Torino

La vicenda raccontata dai media nelle ultime ore ci ha molto colpito e la conferenza stampa del Presidente della Corte di appello di Torino, Edoardo Barelli, ha il sapore di una resa dello Stato di fronte ad un problema atavico per il nostro paese ossia la carenza di personale e il deficit di organizzazione nella pubblica amministrazione. La frase che usa il magistrato è agghiacciante ma corrispondente alla realtà ” vista la carenza di personale non posso garantire che non ricapiti”. Barelli ha poi chiarito che anche se la sentenza fosse stata eseguita non era certo che il condannato fosse in carcere perchè durante l’esecuzione della pena si possono sempre richiedere misure alternative alla detenzione.

La vicenda 

Un giovane torinese Stefano Leo, viene ucciso il 23 Febbraio scorso da un marocchino, Said Mechaquat, pare per futili motivi, ma sul movente le indagini sono in corso. Il marocchino però era stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia e lesioni dal Tribunale di Torino, nel 2016, ed avverso questa sentenza aveva presentato appello. Tuttavia l’appello era stato dichiarato inammissibile, in data 8 Maggio 2018, di conseguenza Said avrebbe dovuto essere in carcere  quando ha commesso l’omicidio. Non vi era perchè la Corte di appello di Torino non ha comunicato tempestivamente all’ufficio esecuzione della procura l’ordine di carcerazione per eseguire la sentenza e condurre Said nella casa circondariale nella quale avrebbe dovuto iniziare a scontare la pena. Sui perchè di questa mancata comunicazione è stata avviata l’indagine. Ciò che risulta che c’erano diversi fascicoli arretrati da dover inviare alla procura per l’esecuzione di altre sentenze e pare che fosse stata data priorità alle sentenze di condanna superiori ai tre anni.

Il problema della carenza di personale

Di fronte alla concretezza dei problemi i dirigenti pubblici fanno di necessità virtù ma le lacune restano  

Il Magistrato della Corte di appello di Torino ha chiarito che il problema è derivante dalla carenza di personale, perchè i fascicoli sono tanti e le persone che si occupano delle comunicazioni sono poche. Gli ispettori del ministero della giustizia sono stati inviati a Torino per chiarire la vicenda, ma purtroppo temiamo che nelle parole del magistrato sia da riscontrare l’amara realtà dei fatti. Ci si trova di fronte a situazioni concrete che impediscono l’effettiva esecuzione delle sentenze, così chiunque abbia responsabilità dirigenziali nel settore pubblico, cerca di fare di necessità virtù. E’giusto verificare se ci siano reponsabilità personali sulla vicenda, ossia se ci sia qualcuno che non abbia adempiuto ai suoi doveri, ma la sensazione è che ci siano deficit di personale talmente ampi che determinano l’esistenza in contemporanea di tanti altri casi di sentenze definitive non eseguite in maniera tempestiva. E’inutile emanare leggi e sentenze se poi l’organizzazione statale pubblica non è in grado di farle rispettare e di attuarle, è questo il punto fondamentale che questa vicenda insegna. Se anche dalle ispezioni del ministero dovessero emergere delle responsabilità personali gravi, non dobbiamo pensare che il problema sia risolto, la realtà dei fatti è quella raccontata dal Presidente della Corte di Appello di Torino dobbiamo prenderne atto come paese e agire concretamente per mettere in condizioni lo Stato di potere dare attuazione a sentenze e leggi che provengono dai suoi stessi organi.

Avv. Tamara Liguori

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