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Non far vedere i figli ad un genitore è reato

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Il diritto di vedere i figli è stabilito in un provvedimento del giudice. Chi lo elude commette reato

Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

Quando due coniugi si separano, i figli ( generalmente) vengono affidati congiuntamente ad entrambi i genitori. Nella maggior parte dei casi la prole coabiterà con uno dei genitori, in genere la madre, specie se hanno meno di 14 anni, mentre l’altro potrà vederli in giorni fissati dal Tribunale, stabiliti anche su accordo tra i coniugi stessi. E’evidente che uno degli obblighi del genitore convivente sarà favorire il rapporto dei figli con l’altro genitore facendo in modo che esso abbia l’evoluzione più naturale possibile in conformità con quelli sono gli interessi del minore di avere l’affetto di entrambi i genitori. Purtroppo però sono tanti i casi nei quali uno dei genitori ostacoli il rapporto dei figli con il coniuge e le modalità sono varie e piuttosto subdole. E’purtroppo diffusa la tendenza di parlare male dell’altro coniuge ai figli, di indurre questi ultimi a non vederlo attraverso distrazioni create a posta per ostacolare il rapporto, di utilizzare mille scuse per ridurre le occasioni di incontro tra uno dei genitori e la propria prole. Questo tipo di comportamento, se reiterato e non occasionale costituisce un vero e un proprio reato. Il diritto del genitore di vedere i figli è infatti stato statuito dal giudice in un provvedimento che ha forza di legge tra le parti. Di conseguenza chi impedisce concretamente l’esercizio di tale diritto commette il reato di cui all’art. 388 del codice penale, ossia la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Il reato punisce con la reclusione fino a tre anni o con la multa chi lo commette eludendo un provvedimento giudiziario emanato nel corso di una separazione personale tra i coniugi. Trattandosi di materia penale ogni valutazione sul comportamento della madre e sulla personalità di quest’ultima spetterà al giudice che si occupa delle vicenda. E certamente nel giudizio saranno fondamentali sia il tipo di comportamento ostruzionistico posto in essere, sia anche dall’effetto che si è ottenuto. Nei casi più gravi infatti ci sono state donne che sono riuscite ad interrompere per anni il rapporto dei loro figli con i padri attraverso un comportamento manipolatorio determinato e senza alcuna remora. In questi casi è anche possibile che per chi sia reso colpevole di un tale comportamento possano non essere concessi i benefici della sospensione condizionale e della non menzione della condanna. E’ quello che è accaduto in una recente sentenza della Cassazione la n. 23890/2019 sesta sezione, dove i giudici hanno condannato una donna per aver materialmente impedito al padre di vedere i propri figli, nonostante il provvedimento di affidamento condiviso e senza concedere i benefici della sospensione condizionale e della non menzione della condanna nel casellario giudiziario pure richiesti dalla ricorrente.

Cosa può fare il genitore escluso

In primis si rivolgerà al giudice della separazione. Coinvolgimento del giudice penale extrema ratio, ma può farlo lo stesso giudice della separazione

E’evidente che il principale interesse del genitore che subisce il comportamento ostruzionistico dell’altro è quello di poter vedere i propri figli. Dunque il primo rimedio è quello di chiedere al giudice della separazione la cessazione del comportamento ostruzionistico e in caso di reiterazione il mutamento delle condizioni dell’affidamento. E’evidente che denunciare il coniuge per il reato di cui all’art. 388 cp sarà l’extrema ratio, inoltre non è da escludere che potrebbe farlo lo stesso giudice della separazione il quale abbia contezza del comportamento elusivo di un genitore rispetto al suo provvedimento. Ciò che è importante sottolineare e ribadire è che a chi viene ingiustamente escluso dalla vita dei propri figli,  l’ordinamento offre strumenti per tutelarsi e per tutelare i minori che non devono essere privati dell’affetto di uno dei genitori per decisioni ingiustificate dell’altro. Chi pone in essere comportamenti di tal genere, deve sapere che essi sono gravi e sono veri e propri reati, i cui danneggiati sono in primo luogo i propri figli.

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