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Negozi di cannabis light norme da migliorare, ma chiusura è follia

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Lo stato attuale della legislazione sulla cannabis light

Il limite dello 0,6 % del Thc

I negozi che commercializzano la cannabis light vengono messi all’improvviso al centro del dibattito politico chiamati in causa dal Ministro dell’interno che dichiara esplicitamente di volerli chiudere. Come spesso accade però tra le dichiarazioni dei politici e le norme giuridiche vigenti vi è sempre una forte distonia. L’ultima circolare relativa alla cannabis risale la 2018 ed è la n. 70 del 22 Maggio 2018, del Ministero dell’Agricoltura, quando il nuovo parlamento quello attuale si era già insediato ma il governo ancora non si era formato. Mentre la legge che ha consentito la coltivazione di cannabis è la n. 242/2016. In tale legge viene stabilito il limite di thc che può essere presente nella cannabis commerciabile che è dello 0,6 %. Sono diverse le aziende che hanno investito nel settore rispettando tutte le norme vigenti e che adesso sono spaventate dalle dichiarazioni del ministero degli interni. Sul tema della cannabis light ci sono stati anche equivoci giurisprudenziali perchè addirittura la Corte di Cassazione ha ritenuto applicabili nei confronti dei proprietari dei negozietti di cannabis il testo unico sugli stupefacenti, in quanto la legge n. 242 prevederebbe la possibilità soltanto di coltivare e non la commercializzazione. Ma poi la stessa Cassazione in una pronuncia successiva ha chiarito che ai commercianti di cannabis light non poteva essere applicata la legge sugli stupefacenti, anche alla luce della circolare che era stata emanata in data 22 Maggio 2018. Dal combinato disposto della legge n. 242 e della circolare si deduce la cannabis è commerciabile per svariati usi, purchè non abbia un livello di Thc superiore allo 0,6%. Negli ultimi due anni si sono diffusi diversi negozi che  commercializzano cannabis, ma ovviamente ciò che fa discutere è l’uso ricreativo che se ne potrebbe fare. Gli effetti psicotropi della cannabis light sono molto limitati vista la bassa percentuale di thc, tuttavia come abbiamo già avuto di sottolineare un problema di informativa dei consumatori sussiste.

Necessario intervento normativo per l’uso creativo

Assurdo chiudere un settore economico in crescita dopo averlo iniziato a regolamentare

L’economia legata alla cannabis è in crescita nonostante le difficoltà degli inizi. Sono in tanti gli operatori economici che hanno investito in questo settore. Le difficoltà ci sono state, e gli equivoci normativi non sono mancati. Tuttavia si sta creando una nuova realtà produttiva.  A nostro parere è certamente necessario regolamentare l’uso ricreativo della cannabis light che attualmente non ha una legislazione esaustiva. Oggi il consumatore può acquistare un vasetto di cannabis light liberamente e su essi troverà scritta la provenienza, l’azienda che lo commercializza, la percentuale di thc e la percentuale di cbd, ossia i due cannabinoidi, presenti nella cannabis. Di conseguenza chi acquista la cannabis light per farne un uso ricreativo e non per uso da laboratorio o per cosmetici o altro, non ha informazioni sul prodotto che utilizza. E’vero che il prodotto vista la quantità limitata di thc ha effetti psicoattivi molto blandi, tuttavia è giusto essere informati dettagliatamente sulle conseguenze dell’utilizzo. L’ipotesi della chiusura indiscriminata di tutti gli esercizi dedicati alla cannabis è assurda e controproducente. Essa oltre a distruggere un settore che dà lavoro a migliaia di persone, esporrebbe lo Stato ad una serie di richieste di risarcimento effettuate da tutti coloro che hanno investito nel settore, i quali hanno hanno fatto affidamento su una legge dello Stato che non può essere improvvisamente abrogata dopo neanche tre anni dalla sua entrata in vigore.

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