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Negozi aperti 30 domeniche all’anno

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Le Regioni stabiliranno le domeniche sentite le associazioni di categoria

Diverse le eccezioni

Il decreto che modifica la possibilità di tenere sempre aperti di domenica è pronto. E’stato trovato un punto di incontro tra le forze politiche del governo per il quale i negozi potranno essere aperti 26 domeniche all’anno oltre 4 domeniche coincidenti con alcune festività religiose o laiche. Le Regioni stabiliranno le 30 domeniche dove si potrà stare aperti di concerto con le associazioni di categoria. Tuttavia vi sono delle eccezioni. Le località balneari potranno optare per stare aperti tutte le domeniche del periodo estivo e viceversa per le località invernali. Alcune attività sono esentate dal rispetto del decreto, quindi potranno essere aperte tutte le domeniche ( pasticcerie, gelaterie, alberghi, cinema, venditori di antiquario, souvenir, fiorai, librerie, venditori di dischi, venditori generi di monopolio, centri sportivi, parchi di divertimento). Esenti i negozi nei centri storici e quelli nelle zone limitrofe. Nei comuni più piccoli ( fino a 10mila abitanti) potranno stare aperti i negozi fino a 150 metri quadri, nei comuni più grandi quelli fino a 250 metri quadri. Multe salate per chi non rispetta le regole, da 10 mila a 60 mila euro per chi resta aperto in una domenica in cui vige il divieto.

Le aperture domenicali penalizzano i piccoli negozi e i lavoratori

L’apertura domenicale dei negozi è ormai diventata un’abitudine per milioni di consumatori. Le cifre dicono che la chiusura domenicale avrebbe un impatto negativo su tutti i settori, del resto la liberalizzazione avenne nel 2012, ed è evidente che il tempo ha contribuito a formare un’abitudine nei cittadini i quali dedicano diverse domeniche dell’anno allo shopping. I problemi delle aperture domenicali tuttavia non mancano e sono rappresentati da da due criticità. La prima è che esse hanno favorito per lo più i grossi centri commerciali a discapito dei piccoli negozi, i quali già falcidiati dalla crisi trovano difficoltà a rimanere aperti anche la domenica e anche quando lo fanno non hanno grossi risultati di vendite perchè di domenica si tendono a preferire le luci e le distrazioni offerte dai centri commerciali dove è possibile fare altre cose oltre ai singoli acquisti. Questo aspetto è stato sottolineato a più riprese da Confesercenti che nel 2013 aveve presentato anche una proposta di legge sul tema. La seconda è rappresentata dai lavoratori. Spesso le condizioni effettive di questi ultimi sono lontani dalle tutele astratte previste dalla legge. Così nei periodi caldi dello shopping. tra straordinari urgenti, disorganizzazioni aziendali, mancanza di tutele e di controlli, i dipendenti sono costretti a superturni palesemente in violazione dei precetti normativi.

La regolamentazione deve essere settoriale, le esigenze sono diverse a seconda dei territori

Vanno intensificati i controlli sul rispetto delle norme a tutela dei lavoratori

A nostro parere sul tema non è possible avere un’ unica regolamentazione nazionale e neanche regionale. Nell’ambito delle singole regioni ci sono aree diverse che mutano esigenze a seconda dei periodi. Le esigenze dei centri cittadini metropolitani sono completamente diverse da quelle delle periferie e dei piccoli centri. E’necessario dividere le regioni in altre sotto aree, soltanto in questo modo si potrà un contesto normativo che regoli al meglio le esigenze di tutte le realtà territoriali.  Inoltre è fondamentale aumentare i controlli sul rispetto delle norme a tutela dei lavoratori. Capita spesso infatti che all’aumento di fatturato di grandi centri commerciali non corrisponda un proporzionale aumento dell’occupazione. Ciò è determinato da una forzatura delle singole norme relative ai contratti di lavoro o nei casi più gravi da violazioni sistematiche dei precetti normativi al fine di contenere i costi del personale. 

 

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