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Modem libero la rivolta delle compagnie

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Il modem libero ostacolato dagli operatori telefonici

Ricorsi al Tar di Vodafone, Fastweb e Tim, contro la delibera Agcom. Respinto il ricorso di Tim

Dal 1 Gennaio 2019 entrerà in vigore la delibera Agcom n. 348/18/Cons di Luglio 2018 relativa alla libertà dell’utente di poter scegliere il modem che desidera, senza che esso venga scelto dalla compagnia telefonica cui egli si rivolge per il sevizio voce e il servizio dati. L’Agcom aveva constatato la violazione del Regolamento Ue 2015/2120 da parte degli operatori di telefonia, i quali imponendo di fatto ai consumatori determinati modem causavano una grave distorsione della concorrenza nel settore, con aggravio di spese a carico dei consumatori. Nonostante la delibera Agcom, le compagnie telefoniche non si sono arrese e hanno presentato ricorso all’autorità giudiziaria amministrativa contro il provvedimento, chiedendone una sospensione. Il ricorso presentato da Tim è stato però respinto dal Tar del Lazio il quale non ha ritenuto fondato il paventato danno economico a carico di Tim in caso di applicazione della delibera impugnata. Per ciò che concerne i ricorsi di Fastweb e Vodafone, essi saranno discussi nel 2019, nel frattempo la delibera n. 348/18/ Cons entrerà in vigore.

Ma qual’ è la posizione delle compagnie e su che cosa fondano il loro il ricorso?

La tesi di Vodafone sul modem come punto di rete terminale

Gli operatori telefonici lamentano che la delibera Agcom non abbia approfondito nel dettaglio la questione dei modem. L’ Autority non ha considerato il Berec l’ente europeo che regola le comunicazioni il quale ha sostenuto che il modem può essere considerato come l’ultima parte della rete della singola compagnia in presenza di determinate condizioni determinate dall’architettura di rete scelta dall’ Isp. Fastweb e soprattutto Vodafone, spiegano come utilizzare il modem da loro consigliato determini una maggiore facilità di lavoro e la possibilità di offrire servizi più efficienti e più vari a favore dell’utente. Nel caso di Vodafone, l’architettura di rete è concepita in modo tale che la Vodafone station costituisce il punto di rete terminale per garantire i servizi voce e i servizi internet. E’questa in ultima analisi la posizione delle compagnie. Lasciando la libertà di scelta al consumatore come obbligo di legge gli operatori telefonici non solo avranno difficoltà ad espletare i loro servizi nella maniera più efficiente possibile ma avranno anche difficoltà sul piano della sicurezza delle comunicazioni. Ad avviso degli operatori telefonici l’Agcom avrebbe dovuto disporre un’istruttoria che avesse approfondito i dati tecnici sui modem secondo quelle che sono le direttive del Berec prima di emanare la delbera sottoposta a ricorso. Il Berec ritiene infatti che nei casi nei quali l’architettura della rete è disposta nella maniera summenzionata, l’apparato deve essere considerato parte della rete pubblica.

Garantire la scelta libera del modem non vuol dire non poter differenziare le offerte

Ovvio che se il modem libero determina un mutamento di architettura di rete all’operatore deve essere dato più tempo per adeguarsi

A nostro parere la soluzione alla contrapposizione tra i due punti di vista è una sola. Si chiama trasparenza. La scelta libera del modem non vuol dire che le compagnie non potranno più consigliare apparecchiature più adeguate alle loro esigenze, vuol dire che esse devono offrire i loro servizi anche sui modem scelti liberamente dai consumatori. Di conseguenza potrebbe essere del tutto legittimo che le compagnie non riescano ad ottenere le stesse prestazioni su tutti i modem, purchè esse lo dicano in anticipo all’utente. Il consumatore deve essere messo in condizione di  poter scegliere in assoluta libertà sia il modem, sia l’operatore cui rivolgersi. Quest’ultimo non deve condizionare il mercato dei modem, e non può assolutamente non offrire il suo servizio su determinati modem, altrimenti violerebbe la libera concorrenza e i diritti dei consumatori ed è questo che l’Agcom vuole evitare con la sua delibera. Certamente se una compagnia telefonica ha strutturato la rete in maniera tale che il modem sia l’ultima rete terminale è evidente che essa deve essere messa in condizione di poter rispettare la delibera Agcom, ottenendo più tempo per attuarla. Tuttavia se la posizione di Vodafone fosse considerata pertinente, ossia che la parte relativa all’apparato sia considerato parte della rete pubblica, sarebbe necessario modificare anche la divisione delle spese relative al modem e all’attivazione. In altre parole se l’apparato fa parte della rete dell’operatore perchè dovrebbe essere il consumatore a sopportare le relative spese?

 

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