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Le zone rosse di Firenze e perchè il Tar ha detto di no

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L’ordinanza “sulle zone rosse” che aveva emanato il Prefetto di Firenze

Vietato l’accesso a ben 17 zone a chi fosse stato denunciato per determinati reati

Agli inizi di aprile di quest’anno il Prefetto di Firenze ( che di cognome fa lega!!!!) aveva emanato un’ordinanza in vigore per tre mesi secondo la quale in determinate zone della città ( dette zone rosse) non era possibile lo stazionamento di persone che erano stati denunciate per alcuni tipi di reato ( stupefacenti, reati contro la persona o danneggiamento, violazioni della disciplina di commercio in aree pubbliche) compiuti nel Comune di Firenze. La finalità dichiarata di tale provvedimento era quella di allontanare chi fosse dedito ad attività illegali da zone prestigiose della città punto di riferimento per studenti e turisti provenienti da tutto il mondo. L’ordinanza del Prefetto Laura Lega aveva avuto risalto anche nei media nazionali e addirittura era stato preso ad esempio da alcuni parti politiche. In realtà il contenuto del provvedimento aveva due aspetti molto preoccupanti. Il primo era quello che basta una denuncia per possesso di stupefacenti anche in minima quantità per non poter più aver accesso in una pluralità di zone della città, il secondo era che il provvedimento per essere attuato determinava comunque che le persone che non potevano accedere a quelle zone dovevano essere comunque identificate.

Il Tar di Firenze ha annullato l’ordinanza del prefetto su ricorso di un giovane con un piccolo precedente per droga

Non sussistono i requisiti di necessità e di urgenza

Il Tar ha dichiarato l’illegittimità dell’ordinanza del Prefetto di Firenze, in quanto non sussistono gli elementi per giustificare una tale decisione, di fatto restrittiva della libertà di circolazione dell’individuo nel territorio comunale. Ad avviso dei giudici amministrativi è possibile emanare un’ordinanza del genere soltanto se sussistono sue presupposti. Il primo è la mancanza di strumenti giuridici offerti dall’ordinamento per tutelare gli interessi perseguiti. Il secondo è la necessità e l’urgenza di affrontare il problema. Il tribunale amministrativo ha sostenuto l’ordinanza prefettizia non aveva a suo fondamento una situazione così pericolosa e urgente da tutelare e allo stesso tempo che vi sono altri provvedimenti che l’ordinamento mette a disposizione per tutelare la sicurezza e il decoro della città. Quel che insegna questa vicenda è che chi ha la responsabilità di emanare atti normativi non deve mai farsi condizionare dal clima che si respira del paese, ma deve sempre guardare in primo luogo alla realtà che lo circonda e ai problemi effettivi del suo territorio, basandosi sempre su fatti concreti. Quando si è superficiali nell’emanare certe norme si crea confusione e si ottiene il risultato contrario dello scopo che si intendeva perseguire con l’emanazione del provvedimento. In tema di sicurezza è molto importante il monitoraggio continuo del territorio, soltanto la presenza delle forze dell’ordine costituisce un deterrente contro chi è solito commettere attività illegali. E’ sulla collaborazione tra polizia, carabinieri ed enti locali che si deve lavorare per ottenere città più sicure, e non emanando provvedimenti hanno più effetti sui giornali e sulle televisioni che sulla vita delle persone.

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