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LA DECADENZA VA OPPOSTA ALLE CARTELLE ESATTORIALI

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Le cartelle esattoriali vanno impugnate autonomamente

Se l’impugnazione non viene posta in essere e si riceve un’intimazione di pagamento, impugnando quest’ultima non si possono più far valere i vizi della cartella

Le intimazioni di pagamento susseguenti alle cartelle esattoriali regolarmente notificate non possono essere sottoposte ad impugnazione per decadenza dei termini delle cartelle esattoriali. Ciò in quanto ai sensi dell’art. 19 del Dlgs 546/1992, le intimazioni di pagamento possono essere impugnate solo per vizi propri e non per vizi attinenti all’atto presupposto ossia alla cartella esattoriale. Bisogna fare molta attenzione quando si riceve una cartella esattoriale perchè se essa non viene impugnata nei termini previsti (30 o 60 giorni dalla notifica a seconda del credito a cui si riferisce) non possono farsi più valere i vizi della medesima. Essa diviene titolo esecutivo e come tale non può essere impugnato. Quando si riceve una intimazione di pagamento successiva alla notifica della cartella esattoriale, si può impugnare solo l’intimazione ma se risulta che la cartella esattoriale presupposta è stata notificata e l’atto non ha vizi formali suoi, la nostra impugnazione non potrà essere accolta.

Principio ribadito dalla Corte di Cassazione e recentemente dalla CTR del Lazio con sentenza n. 613/04/2018

L’Agenzia della riscossione aveva provato la notifica delle cartelle alla ricorrente

La cartella esattoriale va impugnata autonomamente altrimenti la pretesa dell’Agente per la riscossione diventa definitiva e come tale non è più impugnabile. Il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9219 del 13 Aprile 2018 è stato recentemente confermato da una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che ha sovvertito a favore dell’Agenzia della riscossione una sentenza della commissione tributaria provinciale la quale aveva annullato un’intimazione di pagamento pur non avendo il contribuente impugnato la cartella esattoriale a cui si riferiva. La sentenza della Ctr del Lazio ha precisato che gli eventuali vizi di decadenza delle cartella esattoriale non si possono far valere impugnando le intimazioni di pagamento, ma attraverso le impugnazioni delle cartelle medesime. Nel giudizio in esame l’Agenzia della riscossione aveva tra l’altro provato la notifica delle cartelle esattoriali al ricorrente, pertanto non sussisteva alcun dubbio sulla definitività del credito.

Quando si ricevono cartelle esattoriali non bisogna mai essere passivi

Se non si impugna tempestivamente si rischia di dover pagare anche se non si doveva

La vicenda oggetto della sentenza menzionata mostra come sia importante non sottovalutare mai il ricevimento di una cartella esattoriale. Bisogna leggere attentamente il documento per comprendere a cosa si riferisca e anche nei casi nei quali ci sono errori palesi bisogna sempre provvedere all’impugnazione o ad avvisare l’ente accertatore per ottenere il provvedimento di sgravio. Soltanto dopo aver ottenuto quest’ultimo si può stare tranquilli. Quando non poniamo in essere alcun comportamento rischiamo sempre che ci possa essere notificata un ulteriore richiesta di pagamento nella quale non possiamo più far valere i vizi della cartella esattoriale, pur sussistenti in quanto non abbiamo impugnato nei termini consentiti. E’ovviamente diverso il caso nel quale riceviamo un’intimazione di pagamento per la quale non è mai pervenuta la notifica della cartella esattoriale in quel caso l’intimazione rappresenta il primo atto con cui veniamo a conoscenza della pretesa creditoria. E’infatti dovere dell’ Agenzia per la riscossione provare di aver notificato la cartella esattoriale al contribuente ove questa prova non sussista, il contribuente non è tenuto al pagamento di alcun importo, ma ove questa prova sussista come nel caso su indicato, il contribuente potrà contestare soltanto i vizi propri dell’intimazione di pagamento e non quelli relativi alla cartella esattoriale. Noi consigliamo di rivolgersi tempestivamente sempre ad un legale o ad un’associazione dei consumatori nel caso di dubbi o perplessità sugli atti ricevuti.

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