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LA CORTE COSTITUZIONALE SULL’OPPOSIZIONE IN MATERIA TRIBUTARIA

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La sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 31 Maggio 2018 dichiara l’incostituzionalità di una norma relativa al processo tributario che era stata sempre oggetto di dibattiti giurisprudenziali, l’art. 57 del dpr n. 602/1973. Tale norma prevedeva l’impossibilità di effettuare l’opposizione all’esecuzione una volta che era stato già notificato il titolo esecutivo nei confronti del contribuente tranne che sull’impignorabilità dei beni. L’opposizione all’esecuzione regolata dall’art 615 del codice di procedura civile è un procedimento mediante il quale si contesta il diritto del creditore a effettuare l’esecuzione forzata nei confronti del debitore. Essa è un procedimento che non ha termini di decadenza e se accolto pone nel nulla il procedimento esecutivo instaurato. L’art. 57 impedisce in materia tributaria di effettuare questo tipo di opposizione e ciò in quanto per codesta materia è previsto il particolare rimedio di cui all’art 19 del dlgs n. 546/1992, rimedio attivabile entro sessanta giorni dalla notifica del titolo. La Corte Costituzionale ha considerato la tutela approntata da queste due norme l’art. 57 e l’art 19 non rispondente ai canoni di cui all’art 24 e 113 della Costituzione, ciò in quanto non ammettendo l’opposizione all’esecuzione in caso di esecuzione forzata tributaria si sottraeva un importante tutela giurisdizionale al debitore. Ad avviso della Corte non è sufficiente la previsione di cui all’art. 19 del Dlgs n. 546/1992, ma bisogna dare la possibilità a chi vuol contestare l’esecuzione di poterlo fare anche oltre i termini di decadenza ( 60 giorni) previsti dalla menzionata norma e anche per motivi non inerenti alla faase tributaria del processo. La Corte ha ravvisato dunque un’assenza di tutela giurisdizionale per le situazioni nelle quali l’oggetto delle doglianze del debitore si riferisse a situazioni tutelabili soltanto innanzi al giudice ordinario e non davanti all’autorità giurisdizionale tribuataria. Il caso oggetto della sentenza riguardava tra le altre una vertenza instaurata presso il Giudice dell’esecuzione del Tribunale di Trieste nella quale il debitore lamentava l’inesistenza della notificazione del pignoramento, basato su un titolo esecutivo di provenienza tributaria. Il Tribunale che ha rimesso la questione alla Corte, pur ammettendo l’anomalia della notificazione del pignoramento effettuata dall’Agente della riscossione, rilevava che l’inesistenza della notifica del pignoramento non poteva essere oggetto del giudizio tributario ai sensi dell’art. 57 Dpr n. 602/1973, di conseguenza vi era un difetto di giurisdizione che penalizzava il debitore, dal punto di vista del diritto di difesa. Il debitore cioè doveva subire un espropriazione ingiusta, fondata su una situazione giuridica illegittima a causa di una normativa che in materia tributaria non gli consentiva di far valere i propri diritti. La Corte Costituzionale ha concluso dichiarando l’incostituzionalità dell’art. 57 comma 1 lett a) del Dpr. 602/1973 nella parte in cui non ammette l’opposizione all’esecuzione nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione tributaria successive alla notifica della cartella di pagamento 

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