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Il positivo impatto del decreto dignità

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L’aumento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato supera le 200 mila unità

Aumento degli strumenti di welfare aziendale

Il decreto legge n. 87/2018 convertito nella legge n. 96/2018 dalla sua entrata in vigore ha determinato un aumento dei contratti a tempo indeterminato per oltre 200 mila unità. Ad affermarlo è l’osservatorio Inps sul precariato. In aumento l’utilizzo da parte delle imprese della contrattazione collettiva decentrata la quale in molti casi prevedeva diverse misure di welfare aziendale, ossia tutte quelle misure atte a favorire il lavoratore al fine di conciliare la sua vita privata con le esigenze lavorative. L’adozione di queste misure ha determinato un aumento della produttività e un miglioramento del clima lavorativo nelle aziende in cui sono state implementate, c’è da augurarsi che il welfare aziendale possa essere applicato anche in realtà più piccole e non solo nelle grandi aziende.

Cosa prevedeva il decreto dignità sui contratti a tempo determinato

Massimo 24 mesi e massimo 4 proroghe, dopo dodici mesi necessaria l’indicazione della causale

Il decreto dignità prevedeva dei limiti più stringenti per i rinnovi dei contratti a tempo determinato. In primo luogo è stato previsto che il  contratto a tempo determinato che supera i dodici mesi deve essere indicata la causale pena la trasformazione in contratto a tempo indeterminato. La durata massima del contratto determinato era stata ridotta da 36 a 24 mesi e nell’arco di tale ultimo periodo si potevano stipulare non più di quattro proroghe.  I contratti a termine ( inclusi quelli di somministrazione) non possono superare il 30% dei contratti all’interno della stessa azienda, infine era stato previsto il bonus contributivo del 50% per chi assumesse lavoratori under 35 nel 2019 e nel 2020.

Aziende disposte a far a meno del precariato se messe in determinate condizioni

Certamente le misure previste nel decreto dignità hanno indotto diverse imprese ad assumere a tempo indeterminato più lavoratori, se non altro per non dover rischiare i contenziosi per i prolungamenti dei contratti oltre i dodici mesi a causa dell’obbligo delle indicazioni delle causali il cui contenuto non sempre viene interpretato in maniera univoca. I dati che ci vengono dal mercato del lavoro fanno capire come le aziende a determinate condizioni siano disposte a fare a meno del precariato, ed anzi come dimostrano i dati sul welfare aziendale, le imprese hanno tanto da guadagnare in termini di produttività nel concedere ai lavoratori misure che li favoriscano nella loro vita privata.

Avv. Italo Carbone

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