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Il nuovo limite per i contanti è € 2000 e non 1999,99

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Il nuovo limite del pagamento dei contanti è € 2000 e non €1999,99

Dal 1 Luglio 2020 il tetto limite dei contanti è sceso da € 3000 ad €2000. Specifichiamo che contrariamente a quanto affermato da qualcuno il limite è di €2000 e non € 1999,99.. E spieghiamo anche il perchè. Il decreto 124/2019 all’art 18 ha previsto espressamente che il limite di cui all’art 49 comma 1 del Dlgs n. 231 /2007, dal 1 Luglio 2020, sono riferiti alla cifra di 2000 euro. L’art 49 dichiarava il limite pari o superiore alla soglia di € 5000 per il pagamento in contante. Di conseguenza sostituendo 2000 a 5000, il nuovo limite sarà di € 2000.

Credito di imposta per chi riceve pagamenti elettronici su tutti i costi addebitati

Inoltre per chi riceve pagamenti elettronici, e non ha ricavi superiori a 400 mila euro per l’anno precedente è previsto un credito di imposta del 30 % sui tutti i costi addebitati sui pagamenti elettronici. Per ottenere tale credito di imposta basterà presentare il modello f 24 nel mese successivo all’effettuazione della spesa e compensare l’importo con altre imposte.  Queste due misure previste nella finanziaria 2019 sono entrate in vigore ieri, e rappresentano strumenti per ridurre l’uso del contante. I pagamenti in contanti sono considerati più a “rischio”, in quanto utilizzabili per l’evasione fiscale, per il riciclaggio e per altre attività criminali.

Quali sono i costi addebitati sui pagamenti elettronici

Generalmente l’esercente che mette a disposizione il “pos” pagherà alla propria banca un canone mensile fisso che oscilla tra i 10 e i 15 euro mensili e una piccola commissione su ogni pagamento che va tra lo 0,2 e lo 0,5%. Esistono anche i cosidetti pos mobili i quali non prevedono il pagamento del canone mensile, ma soltanto i costi di transazione. A nostro parere è assolutamente condivisibile la battaglia al contante, tuttavia il credito di imposta andava certamente aumentato perchè il costo della lotta fiscale e alla criminalità non può pesare sulle spalle di chi ha un’attività. Il rischio è che le conseguenze di una tale previsione, poi di fatto pesi esclusivamente sulle spalle di chi le tasse già le paga.

Avv. Italo Carbone

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