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Il fisco e la privacy del contribuente nell’ultima legge di bilancio

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In materia fiscale il contribuente non potrà più esercitare il diritto di accesso per le comunicazioni relative all’anagrafe tributaria

Dopo le polemiche tra Ministeri e Garante della privacy sul tema della fatturazione elettronica, un’altra tegola si sta abbattendo nel rapporto tra l’interesse pubblico a prevenire e contrastare l’evasione fiscale e il diritto del contribuente a tutelare la propria privacy. Nell’ultima legge di bilancio vi è infatti una norma art 1 comma 681 che dichiara espressamente che il contribuente non può avvalersi dell’art. 15 del Gdpr ( Regolamento europeo sulla privacy) nel caso in cui la materia ha oggetto lo svolgimento delle attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale. L’art 15 consente all’interessato ( in questo caso il contribuente) di conoscere chi, perchè e per quanto tempo tratta i propri dati personali attraverso una semplice richiesta. Questa norma stabilisce che la privacy del contribuente vale meno dell’interesse dello Stato a porre in essere misure per contrastare l’evasione fiscale. In questo modo vi è una disparità di informazioni tra il contribuente e il fisco, quest’ultimo infatti attraverso l’anagrafe tributaria potrà essere messo a conoscenza dei movimenti bancari e assicurativi del contribuente, senza che egli possa avere la possibilità di saperlo, nemmeno attraverso una specifica richiesta ai singoli istituti. E’vero che successivamente in sede di accertamento, il contribuente potrà certamente avvalersi del proprio diritto di difesa, tuttavia egli non avrà più diritto di conoscere esplicitamente quali informazioni sono state già comunicate al fisco, se non quelle che ha comunicato egli stesso direttamente.

Norma troppo generica, senza limiti di tempo auspicabile un nuovo intervento normativo

Si attendono le interpretazioni della giurisprudenza del Garante della privacy

A noi questa norma non piace minimamente. In un contesto normativo nel quale si sta cercando si tutelare la privacy dei cittadini a tutti i livelli, messa a rischio dai giganti del web e dall’invasione di internet in tutti i settori dell’economia, si stabilisce che un contribuente non possa sapere quali suoi dati vengano trattati da parte dello Stato. Non è dato comprendere quale tutela realizzi il fatto che il contribuente non possa sapere, qui infatti non si sta parlando di evitare che lo Stato possa conoscere le capacità di spesa di un contribuente, ma del fatto che il contribuente possa sapere cosa lo stato conosca. Tra l’altro l’amministrazione finanziaria dello Stato ha vari livelli intermedi e la somma dei  dati di tutti i contribuenti hanno un valore economico non da poco, chi tutelerà i dati dei contribuenti, da eventuali commerci illegali di dati magari posti in essere dai livelli provinciali delle amministrazioni finanziarie?. A nostro parere la previsione presente nella finanziaria è troppo generica, così com’è formulata potrebbe togliere al contribuente, ogni diritto di richiedere chi e perchè sta effettuando il trattamento dei dati. All’ ” attività di prevenzione e contrasto all’evasione” si possono ricondurre un svariato numero di trattamento di dati a tempo indefinito. E’necessario inserire dei limiti di tempo. Non si può impedire di conoscere ai contribuenti quali dati che li riguardano sono stati trattati senza limite di tempo. Inoltre i trattamenti dei dati che possono essere conosciuti vanno esplicitati. E’auspicabile una modifica normativa, sarà certamente interessante vedere quali saranno le prime interpretazioni che saranno date su queste nuove norme dalla giurisprudenza e dal Garante della privacy. Una cosa è certa l’introduzione di queste norme, spostano decisamente la bilancia degli interessi da perseguire decisamente a favore della lotta all’evasione fiscale rispetto ai diritti del contribuente e ciò non è che detto che sia un bene.

Avv. Italo Carbone

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