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I pericoli della riforma sulla prescrizione nel processo penale

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La riforma della discordia

La riforma della prescrizione entrata in vigore dal 1 Gennaio 2020 ha suscitato diverse polemiche ed è tutt’ora in corso una battaglia in Parlamento per cercare di modificarla o addirittura di abrogarla. Ad essere contrari vi la è quasi totalità dell’avvocatura, buona parte della magistratura, e gran parte delle rappresentanze parlamentari esclusa quella che fa capo al movimento cinque stelle. Dell’argomento si sente parlare in televisione e sui giornali tuttavia sono in molti a non aver capito i termini della questione complice la complessità del processo penale. Cerchiamo con questo articolo di spiegare la questione in termini comprensibili anche ai non tecnici.

Che cos’è la prescrizione

Il limite di tempo entro il quale lo Stato può esercitare la propria potestà punitiva

Tutti sanno che in Italia i processi durano tanto, il nostro sistema prevede infatti tre gradi di giudizio, due di merito e uno di legittimità. La prescrizione stabilisce un limite di tempo entro il quale lo Stato può far valere la sua potestà punitiva, essa cambia a seconda della pena prevista per i reati, ovviamente sarà più lunga per i reati che hanno una pena più gravosa. Essa è necessaria per due ordini di ragioni. La prima è sistemica, ossia per un’esigenza di certezza di rapporti giurdici è necessario stabilire un tempo preciso fino al quale è possibile perseguire un cittadino che abbia commesso un reato. La seconda è per il fatto che il decorso del tempo può far perdere l’interesse dello Stato a sanzionare il cittadino. La prescrizione decorre dal momento della commissione del reato e non dal momento dell’accertamento ed è questo il motivo per il quale all’incirca il 40% dei reati si prescrive durante le indagini, ossia prima di andare in aula. Quest’aspetto però non significa che la colpa di queste prescrizioni è dei magistrati, perchè nella maggor parte dei casi capita di essere messi a conoscenza dei reati soltanto anni dopo la loro commissione.

Cosa ha previsto la riforma

Interruzione del decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, le motivazioni dei sostenitori.

La riforma ha previsto il mutamento dell’art 159 del codice penale e prevede il decorso del termine della prescrizione si interrompa definitivamente dopo la sentenza di primo grado. Ciò vuol dire che quando un processo penale arrivi alla sentenza di primo grado esso deve terminare con una sentenza nel merito, esso cioè non può terminare per intervenuta prescrizione. In parole povere se c’è stata la sentenza di primo grado non importa quanto ci vorrà ma il processo si deve concludere con un giudizio nel merito. Coloro che sono favorevoli a questa riforma sostengono che le impugnazioni delle sentenze diminuirebbero se la prescrizione non decorre più dopo il primo grado di giudizio. Ciò perchè se l’imputato sa che non può contare più sulla prescrizione, non proseguirà ad impugnare, di conseguenza si determinerebbe una diminuzione delle controversie. In secondo luogo essi ritengono che è assurdo che lo Stato impieghi risorse per celebrare processi che poi finiscono a causa del decorso del tempo. In terzo luogo si sostiene che alcuni reati vengono scoperti molto dopo la loro commissione, vista la loro natura, pensiamo ai reati fiscali, di conseguenza è quasi impossibile in alcuni casi arrivare ad una sentenza definitiva prima del decorso del termine della prescrizione perchè quest’ultima decorre dal momento della commissione del reato e non dal momento in cui il pubblico ministero avvia l’indagine.

Il parere di coloro che sono contrari

Rischio di processi infiniti e di ulteriore rallentamento del sistema. A rischio diritti fondamentali delle persone

I contrari alla riforma invece la ritengono non conforme a diversi principi costituzionali. A loro avviso non è possibile che un persona possa essere sottoposta a processo penale a vita, senza un limite di tempo predefinito, ed inoltre contrariamente a quanto dedotto dall’altra parte, sussistono forti dubbi sull’idea che la riforma possa avere un effetto deflattivo sul carico giudiziario. Quest’ultimo punto è stato sottolineato da diversi magistrati i quali hanno sostenuto che la riforma determinerà certamente  in una prima fase l’aumento di processi da celebrare. Il primo Presidente della Corte di Cassazione ha sostenuto che innanzi a quest’utlima vi sarà un aumento di oltre venti mila processi. E’ evidente dunque che questo aumento del carico giudiziario, senza un rafforzamento del numero di magistrati e del personale giudiziario, comporterà un ralllentamento di tutto il sistema. Il rischio è che la qualità di imputato, che ricordiamolo è pur sempre un presunto innocente, che già di per sè costituisce una sofferenza, possa dilatarsi in maniera esponenziale nel tempo, con processi di appello che potrebbero essere celebrati anche anni dopo la sentenza di primo grado. Questo perchè non essendoci più il rischio prescrizione, l’imputato rimane completamente in balìa del sistema e delle sue criticità.

Le proposte in campo

Il lodo Annibali e il lodo Conte bis

Naturalmente le forze politiche si stanno muovendo al fine di modificare la riforma come posta in essere. Italia Viva, forza di governo, ha proposto di rinviare di un anno l’entrata in vigore della norma, ( cd lodo Annibali) al fine di trovare una soluzione più rispettosa dei diritti dei cittadini. Un altra parte politica riconducibile al centro sinistra e a Leu in particolare, ha proposto di distinguere tra assolti e condannati in primo grado. Per i primi la prescrizione continua a decorrere, mentre per i secondo dopo una breve sospensione del decorso della prescrizione tra primo e secondo grado, essa si interrompe in caso di condanna anche nel secondo grado di giudizio.

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