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Fatturazione a 28 giorni, vittoria definitiva dei consumatori

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Il Consiglio di Stato condanna definitivamente le compagnie telefoniche a restituire i guadagni legati alla fatturazione elettronica a 28 giorni

Ai consumatori spetta il rimborso automatico

A giugno 2017 diverse compagnie telefoniche cambiarono le modalità temporali di fatturazione passando da quella mensile a quella a 28 giorni. Così facendo in una singola annualità le compagnie emettevano 13 fatture e non più dodici e per i consumatori vi era un aumento dei costi dai 3  ai 7 euro mensili a seconda del tipo di contratto che essi avevano stipulato. Così l’Agcom allertata dai consumatori si pronunciò sulla condotta delle compagnie decidendo che essa era illegittima perchè aveva prodotto un aumento dei costi “nascosto” a carico dei consumatori e che le compagnie avrebbero dovuto restituire i soldi in più spesi dai clienti nel periodo che era stata applicata la fatturazione a 28 gironi. Le compagnie adirono il Tar Lazio avverso la decisione dell’Agcom e quest’ultimo confermò la decisione dell’Agcom dichiarando che la restituzione a favore dei consumatori doveva avvenire entro il 31 Dicembre 2018. Avverso questa sentenza Wind, fastweb e Vodafone adirono il Consiglio di Stato riuscendo ad ottenere in via cautelare il rinvio della restituzione. Il 4 Luglio 2019 si è definitivamente pronunciato il Consiglio di Stato, che ha dato ragione ai consumatori sancendo l’obbligo delle compagnie telefoniche di restituire di tutti i proventi ricevuti dai consumatori per effetto di quell’illegittimo di cambio di fatturazione, e dichiarando che al rimborso le compagnie devono procedere automaticamente, senza cioè che i consumatori debbano richiederlo con detrazioni o sconti sulle fatturazioni future. La sentenza è stata pubblicata il 12 Luglio. Il Consiglio di Stato ha però ridotto del 50% le sanzioni inflitte dall’ Agcom alle compagnie telefoniche che dovrà versare 580 mila euro di multa invece 1 milione 1 60 mila che erano state decretate dall’ Agcom. Si è in attesa della decisione per Tim che ha presentato ricorso successivamente a Vodafone, Wind e Fastweb. 

Come possono i consumatori verificare di aver ottenuto la restituzione di quanto indebitamente versato alle compagnie?

Calcolare il quantum dovuto e verificare l’applicazione dello sconto sulle fatture future

Coloro che hanno subito l’applicazione della fatturazione a 28 Giorni, nel secondo semestre del 2017 fino agli inizi di Aprile 2018 devono accertarsi del quantum di cui hanno diritto. Il calcolo non è semplice, perchè deve essere effettuato sul singolo contratto, e va operato sulla differenza di costi sulla fattura mensile rispetto a quella a 28 giorni. Se ad esempio avevamo un contratto telefonico per il quale pagavamo 30 euro al mese e la fattura a 28 giorni era dello stesso importo, su una annualità avremo subito un aumento dei costi di € 30, ( con la fatturazione a 28 giorni le fatture sono 13 all’anno e non più dodici) quindi se la fatturazione a 28 giorni è stata applicata per 6 mesi l’aumento illegittimo a carico del consumatore è stato di € 15. Logicamente più alto era l’importo del canone pagato, maggiore è la cifra che è stata illegittimamente sottratta. Calcolato il quantum dovuto il consumatore deve verificare se gli sia applicata una scontistica adeguata sulle fatture successive. Attenzione però questa scontistica dovrà essere applicata sull’importo contrattuale attualmente pagato e non su ulteriori promozioni alle quali il consumatore aderisca. Molte compagnie infatti stanno giocando d’anticipo, regalando minuti ai consumatori per poi compensarli con l’importo della fatturazione a 28 giorni. Tale pratica non è assolutamente legittima, la scontistica deve avvenire sulle fatturazioni future in relazione al canone che il consumatore già si è impegnato a versare. Se un consumatore ha un contratto nel quale paga 30 euro al mese per telefonia ed internet, e ha diritto a 30 euro di restituzione per l’indebita applicazione della fatturazione a 28 giorni, la compagnia dovrà scontargli una fattura inviandola e indicando la motivazione per la quale in quella mensilità il consumatore non dovrà pagare alcunchè. In altri termini la restituzione non può essere effettuata proponendo sconti su promozioni ulteriori da offrire al consumatore. Sul punto il Consiglio di Stato è chiaro e ci si augura che le compagnie telefoniche si attengano al dettato dei Supremi Giudici amministrativi. E’stato calcolato che le compagne telefoniche dovranno restituire complessivamente ai consumatori circa un miliardo di euro per effetto dell’indebito arricchimento ottenuto attraverso la fatturazione a 28 giorni. Per ciò che concerne coloro che hanno cambiato gestore nel periodo in cui è stata applicata la fatturazione a 28 giorni o anche successivamente, bisognerà attendere la delibera dell’ Agcom.

Avv. Italo Carbone

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