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Esenzione imu no per comodato a figli minorenni

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Il comodato d’uso di immobile a favore di minorenni non determina l’esenzione parziale dell’ Imu a favore del proprietario

Si presuppone che con il minorenne debba convivere un adulto. Il minorenne non può avere abitazione principale

Il comodato d’uso di un immobile a parenti in linea retta entro il primo grado determina l’esenzione Imu per il 50% sull’immobile. Se si concede in comodato un immobile a figli minorenni si può ottenere l’esenzione? La risposta è negativa perchè non è pensabile che i figli minorenni vivano da soli nell’immobile e l’Imu da comodato è oggetto di esenzione soltanto se l’immobile costituisce abitazione principale e non può esserlo esclusivamente per i minorenni che ovviamente devono convivere con un adulto. La ratio dell’esenzione dall’ Imu per gli immobili in comodato era quella di esentare il padre di famiglia dal pagare l’Imu totale sulla seconda casa se quest’ultima era destinata ai suoi figli. Ma è evidente che il presupposto dell’esenzione è che i figli siano quanto meno maggiorenni e in grado di essere esclusivamente residenti nell’immobile oggetto di esenzione. La vicenda è stata oggetto di una recente ordinanza della Cassazione, Vi sezione la n. 5529/2019, la quale ha specificato che l’esenzione non può essere applicata neanche se i minorenni convivevano con il coniuge perchè quest’ultimo non è un parente in linea retta. L’ultima legge di bilancio ha esteso l’esenzione al coniuge del comodatario se questo viene a mancare.   Questa la previsione legislativa che è stata modificata nel 2016 in senso restrittivo la previsione originale era nel Dl . 201/2011 art 13:

[La base imponibile è ridotta del 50 per cento:]

«0a) per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato; il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante oltre all’immobile concesso in comodato possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9; ai fini dell’applicazione delle disposizioni della presente lettera, il soggetto passivo attesta il possesso dei suddetti requisiti nel modello di dichiarazione di cui all’articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23».

Non è possibile che per dire che “due minorenni non possano vivere soli” debba intervenire la Corte di Cassazione

Bisogna potenziare gli uffici legali degli enti locali affinchè diano risposte più sollecite alle istanze dei cittadini ( anche quelli che provano a fare i furbi)

E’incredibile che nel nostro paese un assunto logico così elementare debba finire in Cassazione, come poteva l’agevolazione essere fruita per comodato immobile attribuito a due minorenni. E’evidente che l’eventuale mancata indicazione dell’adulto residente non poteva essere considerato un elemento a supporto per l’esenzione ma soltanto un tentativo furbo di approfittarsi di un vuoto burocratico temporaneo. Non è possibile che per risposte che avrebbe potuto dare immediatamente l’ufficio comunale debba intervenire la Suprema Corte. E’ fondamentale potenziare gli uffici legali dei Comuni al fine di dare consulenze effettive e precise alle richieste dei cittadini, se alla richiesta di adesione di esenzione di questo padre di famiglia l’ufficio comunale avesse chiarito espressamente il problema, probabilmente l’iter giudiziario non sarebbe affatto cominciato. Invece gli uffici degli enti locali si limitano nel maggior parte dei casi sempre a dare risposte concise usando formule utili soltanto a esonerarli da responsabilità. In questo modo aumentano esponenzialmente i contenziosi determinando confusione nel settore giustizia e tra gli stessi cittadini.

Avv. Tamara Liguori

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