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DIFETTO DI GIURISDIZIONE IN ORDINE ALLE DOMANDE RISARCITORIE

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CORTE DI CASSAZIONE 

Civile Sent. Sez. U Num. 21853 Anno 2017

 

FATTO E DIRITTO

LA CORTE

Letto il ricorso della A.S.P. di Agrigento avverso la sentenza del tribunale di Agrigento del 10.8.2013 e avverso l’ordinanza della Corte di appello di Palermo del 30.9.20144.

OSSERVA CHE

Con sentenza depositata il 10 agosto 2013, il Tribunale di Agrigento dichiarò il proprio difetto di giurisdizione in ordine alle domande risarcitorie proposte dalla locale Azienda Sanitaria Provinciale, relative alla lamentata perdita di un fondo di sua proprietà, a causa della irreversibile trasformazione dell’immobile realizzata dalla P.A.; – Che l’attrice propose appello avverso tale pronuncia, nella resistenza del Comune di Agrigento e del locale I.A.C.P.; – Che la Corte di appello di Palermo ritenne l’impugnazione priva di ragionevoli possibilità di accoglimento, per essere le argomentazioni svolte dall’appellante del tutto inidonee ad inficiare la motivazione della sentenza impugnata, fondata su una corretta interpretazione della normativa applicabile in tema di riparto di giurisdizione, essendo stata dedotta in giudizio, a fondamento della pretesa risarcitoria, una fattispecie di occupazione acquisitiva, e non già una mera occupazione usurpativa, ed essendo stato correttamente applicato dal primo giudice il principio di non contestazione, ex art. 115 c.p.c., sulla circostanza dell’irreversibile trasformazione del fondo (avvenuta in epoca precedente alla scadenza del termine per l’occupazione legittima); – Che, in particolare, la Corte territoriale, con riferimento al secondo motivo di impugnazione, ne affermò l’inammissibilità perché tardivamente introdotto e perché volto ad un sostanziale mutamento della causa petendi; – Che l’Azienda Sanitaria ha impugnato dinanzi a queste sezioni unite la sentenza di primo grado e l’ordinanza di inammissibilità ex art. 348 ter III comma, ai sensi dell’art. 360 n. 1 c.p.c. – Che il ricorso, articolato in tre motivi, deve essere dichiarato inammissibile, avendo il giudice di merito fatto corretta applicazione, quanto alla prima censura, di consolidati principi, ripetutamente affermati da questa Corte regolatrice, in tema di riparto di giurisdizione – e segnatamente di giurisdizione esclusiva del G.A., volta che lo spirare dei termini dell’occupazione legittima e il completamento dei lavori senza che sia stato emesso il decreto di esproprio integra ipso facto una fattispecie di occupazione acquisitiva devoluta, quanto alle domande di annullamento e risarcimento del danno, alla cognizione del giudice amministrativo, ex art. 133 comma 1 lett. g) C.p.A.; – Che le restanti censure risultano del pari inammissibili, impingendo in valutazioni di stretto merito in ordine tanto alla valutazione delle risultanze probatorie ed alla qualificazione della natura della lamentata occupazione (valutazione e qualificazione del tutto prive, peraltro, di vizi logico-giuridici, essendosi l’irreversibile trasformazione del fondo realizzata prima della scadenza del termine per l’occupazione legittima), quanto alla circostanza della pretesa successione di enti (tale da comportare, a detta del ricorrente, un vizio ab origine dell’iter espropriativo), correttamente e condivisibilmente ritenuta inammissibile dal giudice di appello, poiché integrante un altrettanto inammissibile mutamento della originaria causa petendi;

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in complessivi euro 7.200, di cui 200 per spese. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1 comma 17 della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il controricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13 Così deciso in Roma, li 6.12.2016

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