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Decreto contro i contanti: ecco il testo

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Limite dei contanti fissato ad Euro 2000 dal 1 Luglio 2020 fino al 31 Dicembre 2021. Dal 1 Gennaio 2022 sarà di mille euro

Credito di imposta per i costi delle commissioni sostenuti dagli esercenti e sanzioni per chi non consente pagamento elettronico

Nella notte tra martedì e mercoledi il Consiglio dei Ministri ha varato il testo del decreto legge n. 124/2019 che si propone lo scopo di contrastare l’evasione fiscale e le frodi in materia tributaria. Agli articoli 18, 22, e 23 di tale decreto vi sono le previsioni relative ai limiti del pagamento in contanti e agli incentivi per gli esercenti che metteranno in condizione i clienti di poter pagare con ” moneta elettronica”. Dal 1 Luglio 2020 fino al 31 Dicembre 2021 il limite dei contanti sarà portato ad €2000 ( oggi è € 3000), dal 1 Gennaio 2022 il limite sarà di € 1000. ( art 18)  Sarà applicato in materia di detrazione il cosiddetto modello ” benzinai”, ossia la maggior parte delle spese che si vogliono detrarre nella dichiarazione dei redditi dovranno obbligatoriamente essere effettuate con moneta elettonica. Gli esercenti che non si doteranno di strumenti per consentire i pagamenti elettronici potranno saranno sanzionati con 30 Euro oltre il pagamento di una multa pari al 4% dell’importo della transazione rifiutata. Dei controlli potrà occuparsi anche la polizia giudiziaria. L’art 22 del decreto prevede un credito di imposta del 30% per le spese di commissioni bancarie sostenute dagli esercenti per consentire il pagamento elettronico, purchè essi nell’anno precedente non abbiano avuto nell’anno precedente compensi e ricavi superiori a 400 mila euro.

Cosa non ci piace di questo decreto

Non sufficiente il credito di imposta per le sole commissioni. Necessario un sistema di segnalazioni on line per tutelare i consumatori cui non viene consentito il pagamento elettronico

In questo decreto viene stabilito un credito di imposta per le spese che gli esercenti devono sostenere per il pagamento delle commissioni bancarie oggetto delle transazioni elettroniche. Le spese di commissione oscillano tra l’0,4 e l 1% per transazione a seconda degli istituti di credito, mentre le spese fisse relative agli strumenti per la messa a disposizione dei pagamenti elettronici oscillano tra i 15 e i 20 euro al mese. Nelle piccole imprese e nei piccoli esercizi ai quail la misura è destinata, sarebbe stato più equo introdurre nel credito di imposta anche le spese fisse, questo perchè in tanti casi le spese di commissione sono inferiori ai costi fissi visto che il fatturato generale non è molto alto e di conseguenza anche il numero di transazioni è esiguo. Un piccolo bar che ha un fatturato annuo al di sotto dei cento mila euro, ha certamente più spese fisse relative all’ installazione e al mantenimento del cosiddetto Pos, rispetto alle spese di commissione per ogni singola transazione. Ci lascia perplessi inoltre anche la tutela dei consumatori che subiscono il rifiuto del pagamento in moneta elettronica da parte dell’esercente se poi saranno detraibili soltanto le spese effettuate con moneta elettronica. Nei fatti tale tutela non sussiste. Nella pratica il problema si porrà nei casi nei quali il consumatore deve effettuare una spesa detraibile dalla dichiarazione dei redditi. In quel caso il consumatore avrà interesse ad effettuare il pagamento elettronico ed insisterà per farlo. In questi casi a nostro parere dovrebbe essere istituito un sistema di segnalazioni che consentano da un lato al consumatore di poter detrarre quella spesa in ogni caso e da un altro allo Stato di sanzionare l’esercente. Sul punto la tecnologia potrebbe aiutare, perchè è assurdo che un cittadino non possa esercitare un diritto riconosciuto dalla legge per colpe non sue. La legge infatti nulla dice sul diritto alla detrazione del cittadino nel caso in cui questi abbia subito rifiuto del pagamento elettronico. Oltre al sistema delle segnalazioni telematiche, avrebbe potuto agevolare la situazione la possibilità di consentire il pagamento elettonico differito. Cosa accade se il pagamento elettronico ha un guasto? E’ giusto che esercente e consumatore debbano poter essere penalizzati anche per colpe non loro? Noi riteniamo di no.

Avv. Italo Carbone 

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