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Crisi di governo: le conseguenze per i cittadini

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Il rischio dell’aumento dello spread e il paradosso dell’esercizio provvisorio

Tutte le crisi di governo hanno delle ripercussioni sui cittadini, quella del nostro paese iniziata ufficialmente ieri si ripercuoterà inevitabilmente sul popolo italiano. Il primo problema che l’instabilità politica potrebbe determinare è il rialzo dello spread, il famoso differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi che tanto incide sulla situazione finanziaria delle banche che hanno titoli di stato italiani e che poi si ripercuotono sui tassi applicati ai nostri mutui. Tuttavia ci sono due ragioni per non temere l’inquietudine dei mercati. La prima sono i recenti annunci della Bce sulla stabilità dei tassi di interesse, sulla continuazione del quantitative easing ( ossia l’acquisto dei titoli di stato) e l’attenzione dell’economia mondiale sui dazi americani. La seconda è il fatto che nella peggiore delle ipotesi, ossia se l’Italia non riuscisse ad approvare la finanziaria entro il 31 Dicembre di quest’anno, a causa delle turbolenze politiche, il nostro paese andrebbe in esercizio provvisorio, ossia in una situazione nella quale può spendere ogni mese ciò che ha speso l’anno precedente nella misura di un dodicesimo in attesa della presentazione dei conti. Ebbene può sembrare un paradosso ma l’esercizio provvisorio tranquillizza i mercati perchè è una garanzia per tenere a freno la spesa pubblica, molto più che maggioranze politiche improvvisate. Ciò che rende turbolenti i mercati è infatti l’incertezza.

L’aumento dell’ iva difficilmente sarà evitato se si va ad elezioni ad ottobre

L’alternativa del governo tecnico: i precedenti

Il problema tuttavia è la clausola della salvaguardia prevista nella finanziaria precedente, nella quale è stato previsto che se il nostro governo non avesse trovato 23 miliardi di Euro ( tra tagli e maggiori entrate fiscali) l’iva sarebbe aumentata dal 22 al 25,2% e quella agevolata dal 10 al 13%. L’Iva tocca tutti i consumatori senza distinzione di reddito e ciò sarebbe un bel guaio per la nostra economia e anche per le nostre tasche. Se si va ad elezioni subito ( e la data più accreditata è il 27 Ottobre) appare molto difficile che il nuovo governo abbia il tempo per evitare l’aumento entro la fine del 2019. I termini e le scadenze sembrano essere troppo stretti, addirittura per far approvare la finanziaria entro il 31 Dicembre, figurarsi per trovare i soldi per bloccare clausola di salvaguardia. L’aumento dell’Iva potrebbe essere scongiurato se non si va ad elezioni in quest’anno e venga nominato un altro governo esclusivamente per tenere i conti in ordine e non mandarci in esercizio provvisorio. In questo modo si andrebbe a votare nel 2020. Tuttavia quest’ultima ipotesi in questo momento è assai lontana visto che entrambi le forze di governo hanno dichiarato di voler andare ad elezioni prima possibile. Ad ogni modo non sono da escludere cambi di scena, la politica ci ha abituato a situazioni simili. Negli ultimi venti anni abbiamo avuto due governi tecnici uno nel 1995 durato fino al 1996 e uno nel 2011 durato fino alla fine del 2012. La situazione attuale non è paragonabile con quella del 2011, ma forse trova qualche analogia con il 1995 quando cadde il primo governo Berlusconi a causa del contrasto con la Lega sulla riforma delle pensioni. In quella circostanza ci fu il cosiddetto “ribaltone” la lega cioè appoggiò il governo tecnico presieduto da Lamberto Dini insieme alla sinistra. Oggi potrebbe accadere lo stesso se i cinque stelle si accordassero con il Partito democratico per dar vita ad un nuovo governo tecnico per mettere a posto i conti ed evitare aumento dell’Iva. I numeri ci sarebbero ma ad oggi non sembrano esserci i presupposti politici. Se si va ad elezioni invece è possibile che si formi un governo di garanzia elettorale che fissi la data delle elezioni. Dobbiamo augurarci che si trovi il modo per fermare l’aumento dell’ Iva che è di fatto un tassa trasversale sui consumi che riguarda tutti i cittadini.

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