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Cosa rischia veramente chi utilizza il ” pezzotto” per accedere alle pay tv

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La notizia sull’indagine IPTV contiene diverse inesattezze sulle conseguenze penali per gli utenti

Chi accede abusivamente alle pay tv è responsabile ai sensi dell’art 171 comma octies della legge sul diritto d’autore

Diverse testate giornalistiche e televisive hanno riportato la notizia del primo caso in Italia di utenti abusivi di pay tv denunciati, affermando che utilzza il cosidetto “pezzotto” il rischia una condanna a 8 anni di reclusione e ad oltre 25 mila euro di multa. E’certamente giusto scoraggiare chi pone in essere condotte contrarie alla legge, e diremo anche doveroso sottolineare che gli utenti delle pay tv alimentano un mercato criminale di svariati milioni di euro. Tuttavia perchè diffondere falsi miti su pene ultra severe? Le agenzie di stampa hanno lanciato messaggi con cui affermavano ” Per la prima volta denunciati anche i clienti” come se prima di questa indagine, il comportamento di chi accedeva abusivamente alle piattaforme pay tv non fosse già reato o non fosse già sanzionato penalmente.  A nostro parere quest’ultimo aspetto non aiuta chi vuole combattere il fenomeno, perchè chi alimenta il business criminale avrà gioco facile a smentire ciò che viene dichiarato dai maggiori media nazionali. Si è parlato da più parti di ricettazione e si è divulgato il massimo della reclusione previsto per questo tipo di reato che è 8 anni. Cerchiamo con questo articolo di spiegare cosa va incontro chi accede abusivamente alle pay tv, e utilizza il famigerato ” pezzotto” e sottolineiamo come già ci siano stati diversi casi di “clienti” abusivi denunciati e addirittura su uno di questi si è pronunciata anche la Corte di Cassazione. L’utilizzatore abusivo è responsabile ai sensi dell’ art 171 ocites della legge sul diritto di autore, come riportato nelle sentenza sottomenzionata, che in alcun modo parla di ricettazione. Quest’ultimo è un reato previsto dall’art 648 cp e si riferisce a coloro che “al fine di procurare a sè o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare”. Ora anche senza essere cultori del diritto penale è intuibile che chi accede abusivamente per accedere alle pay tv non acquista nè riceve od occulta denaro, nè occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto, dunque non commette reato di riciclaggio. Egli infatti si limita attraverso apparecchi leciti smart tv e adsl a decodificare abusivamente trasmissioni audiovisive protetti attraverso codici forniti da terzi. Questo tipo di condotta è quella più comune e costituisce violazione di cui all’art 171 octies della legge sul diritto di autore. Tale norma punisce tra “gli altri chi utilizza a fini privati apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive. Ciò indipendemente dall’imposizione del pagamento di un canone per tale servizio”. Dunque nella maniera più assoluta noi vogliamo sminuire la gravità della condotta di chi commette un comportamento fraudolento, tuttavia non comprendiamo perchè bisogna confondere l’opinione pubblica divulgando informazioni non corrette.

Il precedente della Corte di Cassazione del 2017

La condanna fu a 4 mesi di reclusione a duemila euro di multa

Un utente abusivo di pay tv risulta essere stato già condannato in via definitiva, ossia con sentenza della Corte di cassazione sentenza n. 46443 nel 2017. I fatti furono accertati nel 2014 e il colpevole è stato condannato per aver illegittimamente usufruito di servizi pay tv ( era sky la piattaforma cui accedeva tramite internet) a 4 mesi di reclusione con il beneficio della pena sospesa ed €2000 di multa. L’utente fu condannato ai sensi dell’art 171 octies della legge sul diritto di autore, norma di carattere penale che prevede una condanna di reclusione di tre anni nel massimo, oltre alla sanzione pecuniaria. Secondo la pronuncia dei giudici della Suprema Corte, chi utilizza in modo abusivo le pay tv è colpevole della violazione della norma menzionata, indipendentemente dalle modailità concretamente utilizzate per accedervi.

Avv. Tamara Liguori

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