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Corte Ue: anche il condominio può essere consumatore

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Pur non essendo formalmente un consumatore al condominio è applicabile la direttiva n. 93/13 ovvero il codice del consumo

Nella causa C.329/2019 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea conferma la possibilità che la disciplina normativa per i consumatori può essere applicata anche al condominio. I giudici di Lussemburgo, pur sottolineando che il condominio non è persona fisica e che quindi a livello formale non può essere considerato un consumatore, secondo la definizione della Direttiva n. 93/13 recepita in Italia dal codice del consumo, chiarisce definitivamente che è conforme al diritto dell’unione europea che uno Stato membro possa stabilire che la disciplina del consumatore possa essere applicata anche al condominio, vista la particolare natura dell’ente, rappresentativo di una pluralità di persone fisiche, per esigenze legate ad un immobile. Questa pronuncia non è cosa da poco, perchè vuol dire che in tutti i contratti stipulati dal condominio, quest’ ultimo potrà far valere nei confronti del professionista, il codice del consumo, che tutela maggiormente la parte debole del contratto. Del resto nonostante il dato formale, sarebbe paradossale considerare il condominio più alla stregua di un’attività economica che non di una persona fisica.

La situazione in Italia

Auspicabile una modifica del codice del consumo con un riferimento al condominio

Questa sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue è stata provocata da una vertenza italiana nella quale il Tribunale di Milano, ha chiesto lumi ai giudici del Lussemburgo. Un condominio milanese in debito con una società fornitrice di energia termica, riteneva non corretto dover pagare gli interessi di mora al 9,5%, ciò per una clausola prevista nel contratto, e chiedeva che ad esso fosse applicato il codice del consumo che avrebbe reso non valida la clausola sugli interessi di mora. Per il consumatore gli interessi di mora non possono superare il 3,5 % annuo.  La Corte di Cassazione italiana per la verità, si era già pronuncata nel 2015, ritenendo possibile l’applicazione della disciplina del consumatore al condominio, ma il tribunale milanese ha voluto che a pronunciarsi fosse la Corte Ue. A questo punto, vista la situazione e visto il parere favorevole dei giudici UE è auspicabile che il Parlamento modifichi il codice del consumo, facendo in qualche modo riferimento al condominio e attestando l’applicabilità ad esso dei contratti per i consumatori. Come ha dimostrato la vicenda del tribunale di milano, un orientamento giurisprudenziale può non essere sufficiente per indurre un giudice a decidere, di conseguenza visto che la Corte di giustizia ha definitivamente chiarito l’applicabilità della disciplina per i consumatori agli enti condominiali, tanto vale prevederlo per legge, evitando in questo modo che le grandi compagnie di distrbuzione di energia provino, attenendosi al dato formale, a far applicare clausole ai condomini simili a quelle per le società che svolgono un’attività economica vera e propria.

Avv. Italo Carbone

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