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Contestazione della notifica effettuata a persona di famiglia

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La consegna degli atti a persona di famiglia, o addetta alla casa all’ufficio, o all’azienda, si considera effettuata correttamente

Spetta al destinatario provare di non aver ricevuto l’atto

Quando viene notificato un atto presso la residenza del destinatario, e questi è assente, l’agente postale può consegnarlo a persona di famiglia, o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda. Tale consegna si ritiene presuntivamente effettuata. Spetterà al destinatario provare eventualmente non aver ricevuto l’atto magari dimostrando che tra lui e il soggetto che ha ricevuto l’atto non esiste alcun vincolo di parentela o alcun tipo di rapporto. L’attestazione dell’agente postale, (sussiste sulle raccomandate un modulo in cui si attesta la qualità del ricevente), fa fede soltanto in relazione alle dichiarazioni a lui rese, e non anche alla veridicità del contenuto. Da ciò si evince che se l’atto risulta consegnato ad un familiare convivente del destinatario e questi dimostra di non aver nessun convivente attraverso il certificato di residenza storico, la presunzione di cui sopra può dirsi superata e la notifica deve considerarsi non avvenuta. E’ questo l’orientamento prevalente della giurisprudenza della Corte di Cassazione, confermato anche in una recente ordinanza del febbraio 2019.

A causa dei vizi di notifica vi sono una pluralità di contenziosi

In caso di consegna a persona diversa dal destinatario, bisognerebbe prevedere che l’agente postale sia obbligato a indicare gli estremi del documento identità

La consegna dell’atto a persona addetta alla casa, o familiare, o addetta all’ufficio o all’azienda in caso di assenza del destinatario è prevista dall’art. 7 comma 2 della legge n. 890/1982. Non avendo l’agente postale i poteri di un pubblico ufficiale egli può limitarsi ad attesare il contenuto delle dichiarazioni che gli vengono riferite ed il problema sta proprio qui. Il soggetto che riceve l’atto in luogo del destinatario può dichiarare all’agente postale qualunque cosa e sul plico verrà indicato soltanto il suo nome e cognome e la qualità che egli dichiara di avere e non il documento di identità. In questo modo non è possibile in caso di contestazione della notifica chiamare colui che ha ricevuto l’atto a chiarire la sua qualità ed eventualmente accertare la sua responsabilità in caso di dichiarazioni mendaci. A nostro parere la consegna a persona diversa dal destinatario dovrebbe essere fatta soltanto previa esibizione del documento di identità i cui estremi devono essere indicati dall’agente postale sul plico raccomandato. In questo modo qualunque tipo di contestazione del destinatario sulla ricezione della notifica potrebbe essere accertata molto più facilmente. Generalmente infatti le contestazioni sono relative alla qualità del soggetto che ha ricevuto l’atto, viene contestata la qualità di familiare o di addetto alla casa, ma senza la presenza di quest’ultimo, in quanto è indicato soltanto il nome e il cognome. Indicando invece anche il documento di identità sarebbe possibile individuare il soggetto che ha ricevuto materialmente l’atto e comprendere se vi sia stato errore dell’agente postale oppure se le contestazioni del destinatario sono soltanto pretestuose.

Avv. Italo Carbone

 

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