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COMPENSI PER LA RISCOSSIONE E CARTELLE ESATTORIALI

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Le cartelle di pagamento, meglio conosciute come cartelle esattoriali, rappresentano la modalità attraverso la quale le amministrazioni dello Stato recuperano le somme dovute e non pagate dai cittadini. Esse hanno ad oggetto: tributi statali ( IRAP,IRPEF), tributi locali ( tari, multe codice della strada), Tributi Inps o Inail. Nelle cartelle di pagamento il debitore viene avvisato dal concessionario ( Es. Equitalia) che se non paga l’importo dovuto entro sessanta giorni dal ricevimento, sarà azionata nei suoi confronti procedura esecutiva ( pignoramento beni immobili, fermo amministrativo su beni mobili registrati, ecc…) oltre a tutta una serie di possibilità di rateizzazione del pagamento nel tempo che però in questa sede non ci interessa approfondire. Nella pretesa di pagamento da parte del concessionario per conto dell’amministrazione statale, sono sempre presenti gli oneri di riscossione o ( aggio) del concessionario che si è occupato della notifica della cartella al contribuente e della relativa iscrizione a ruolo del credito. La previsione di questo aggio (oggi compenso per la riscossione) doveva coprire secondo la ratio originaria del Legislatore le spese per l’attività del concessionario, causate dal comportamento evasivo del debitore. Nell’attuale previsione normativa il Dlgs 159/2015 in vigore dal 1 Gennaio 2016 ( che ha sostituito l’art. 17 del dlgs n. 112/1999 sotto indicato) il compenso per la riscossione a carico del debitore è del 3% sull’importo iscritto a ruolo, nel caso in cui il pagamento venga effettuato entro i sessanta giorni dal ricevimento della cartella. Mentre invece è del 6 % ove il pagamento sia stato effettuato dopo i sessanta giorni. Appare evidente dunque che la ratio originaria prevista dal legislatore, ossia far corrispondere l’aggio del concessionario alle spese effettivamente sostenute per il servizio di riscossione è stata superata, stabilire infatti una percentuale rispetto alla somma da riscuotere non potrà mai determinare che l’attività di riscossione sia commisurata al lavoro effettivamente svolto dal concessionario per la riscossione. Sul punto si rileva che era previsto espressamente nella Legge n. 825/1971 che l’addebito dell’aggio in misura non proporzionata ai costi di riscossione era vietato ( art 10 comma 2 n. 10). Inoltre attualmente l’aggio cresce ulteriormente al crescere degli interessi di mora, cosa assolutamente ingiustificata visto che i soldi dovuti dal contribuente sono di pertinenza delle amministrazioni statali e non del concessionario che si occupa della riscossione. Il paradosso è che anche le leggi successive parlavano di ” compenso per la riscossione” dunque sembravano non volere mutare la ratio originaria per quantificare l’importo dell’aggio a favore dei concessionari per la riscossione eppure l’art. 17 del Dlgs 112/1999 dichiarava che ” l’attività dei concessionari viene remunerata con un aggio sulle somme iscritte a ruolo riscosse”. La percentuale di tale aggio doveva essere determinata dal Ministero delle finanze tramite decreto da emanare ogni biennio basandosi sui seguenti criteri: 1) costo medio del sistema di riscossione, rapportato al carico dei ruoli;2) situazione socio economica dell’ambito a cui ci si riferisce; 3) tempo intercorso tra anno di riferimento dell’entrata iscritta a ruolo e tempo nel quale il concessionario può porla in riscossione. Il limite dell’aggio a carico del debitore presente nel decreto era del 4,65 % dell’importo iscritto a ruolo ed era dovuto solo nel caso di mancato pagamento della cartella nei 60 giorni dal ricevimento. ( tale differenziazione poi è stata modificata con il Dlgs n. 262/2006 che ha previsto l’aggio anche nei confronti di chi paga nei sessanta giorni). Il successivo decreto ministeriale del 4 Agosto 2000 divideva il territorio nazionale in vari ambiti provinciali e dichiarava che l’aggio poteva essere tra l’1 e l’8% dell’importo riscosso. Come sopra indicato tale art 17 del D.lgs n. 112/1999 è stato sostituito ( art. 9 Dlgs 159/2015) ma anche la previsione attuale pur definendo l’aggio come una remunerazione per i concessionari per l’attività svolta, in realtà non rende l’importo richiesto ai debitori proporzionato all’attività di riscossione del concessionario. Sulla quantificazione dell’aggio dei concessionari vi sono state varie pronunce giurisprudenziali che più volte hanno denunciato l’anomalia della situazione. Diverse pronunce delle commissioni tributarie hanno rimesso la questione alla Corte Costituzionale. L’ultimo caso è quello delle commissioni tributarie di Milano e Roma che hanno rimesso alla Corte, l’art. 17 Dlgs 112/1999 sulla base di principi, confermati anche dall’attuale normativa. Le commissioni lamentano che l’aggio costituisce una percentuale dell’importo iscritto a ruolo, lo dimostra il fatto che all’aumentare del valore della lite aumenta l’importo dell’aggio. ( violazione art. 3 Cost principio di ragionevolezza), sarebbe stato ragionevole determinare l’aggio in base ad un importo fisso e non in percentuale all’importo del credito da riscuotere essendo medesima l’attività svolta dal concessionario. Le commissioni lamentano l’applicazione a tutti gli accertamenti anche quelli precedenti del Dlgs n. 262/2006 che ha reso possibile chiedere al debitore l’aggio anche nei 60 giorni dalla notifica della cartella. Secondo i giudici tale decreto non può essere adottato retroattivamente ma può valere solo per gli accertamenti successivi alla sua emanazione. ( Violazione art. 53 Cost). In ultimo le commissioni tributarie lamentano la violazione dell’art 97 Cost. perchè la determinazione dell’aggio ( oggi costi di riscossione) è stata oggetto di svariate normative che hanno completamente vanificato i principi di buon andamento, trasparenza e imparzialità dell’amministrazione. Vi sono da rilevare infine alcune altre pronunce tributarie che hanno considerato l’aggio dei concessionari come aiuto di stato in violazione dell’art. 107 del trattato di funzionamento dell’unione europea. I concessionari per la riscossione ( società private) avrebbero beneficiato di un aiuto economico rilevante attraverso l’aggio, tale da condizionare le regole della concorrenza. ( Comm Trib. Treviso sez 1 325/1/ 2016, Comm Trib Bari sez.11 n. 214/2015, Comm trib. Milano sez. 29 n. 5454/2015). In attesa di pronunce della Corte Costituzionale e/o della giustizia europea, noi consigliamo di fare sempre attenzione agli importi presenti nelle cartelle di pagamento e di fare ricorso all’autorità giudiziaria in tutti i casi nei quali la cifra per i compensi di riscossione è particolarmente sproporzionata rispetto all’attività posta in essere dal Concessionario per la riscossione.

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