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Cannabis light: subemendamento del governo per la vendita

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Subemendamento del Governo sulla cannabis light

All’approvazione della finanziaria i canapa shop potranno ottenere un’autorizzazione definitiva alla vendita della cannabis light

Il governo interviene in maniera risolutiva sulla questione cannabis light. Com’è noto la sentenza della Cassazione a sezione unite penali n 30475 del Luglio 2019 aveva messo in crisi tutto il settore in quanto aveva statuito che il quadro normativo vigente non permetteva la vendita e che pertanto anche la cannabis light dovesse rientrare nell’elenco delle sostanze stupefacenti previste dal testo unico. Dopo questa sentenza, vi è stata la più totale incertezza, chi aveva investito non sapeva se continuare l’attività oppure sospenderla in attesa di chiarimenti al fine di evitare sequestri da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. L’emendamento, anzi il subemendamento del governo inserisce espressamente la parola “vendita” all’art 1 comma 1 della legge 242/2016 e fissa un limite preciso di Thc per la commercializzazione della cannabis light ossia quello dello 0,5, chiarendo che tale sostanza non debba rientrare tra le sostanze stupefacenti previste nel Testo unico delle sostanza stupefacenti.  E’stata anche stabilita un imposta per coloro che vendono il prodotto, di 0,4 centesimo al grammo venduto sia al consumatore che all’aziende, imposta che era necessaria visto che l’emendamento è stato inserito nella legge finanziaria. Se l’emendamento dovesse passare a decorrere dal 1 Gennaio 2020 i cosiddetti ” Canapa Shop” non avrebbero più nulla da temere e potrebbero tranquillamente commercializzare la cannabis light purchè quest’ultima non superi il limite di 0,5% di Thc. L’emendamento prevede che ogni negozio richieda una licenza all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ciò anche per essere censiti ai fini del pagamento dell’imposta summenzionata.

Il consumatore deve essere informato sulle conseguenze dell’utilizzo del prodotto a fini ricreativi

Questo subemendamento se dovesse passare con l’approvazione della legge finanziaria avrà il merito di offrire chiarezza a tutti gli operatori del settore che finalmente saranno liberati dal timore di subire processi penali e sequestri giudiziari. Tuttavia a nostro avviso sarebbe stato opportuno prevedere norme per l’informazione dei consumatori sul prodotto che gli viene venduto. La maggior parte di essi infatti acquistano il prodotto a fini ricreativi e non certo per utilizzarlo a fini industriali o per uso da laboratorio. Costoro non conoscono gli effetti del prodotto sulla salute nel caso in cui essi venga fumato e pure potranno farlo tranquillamente senza che non ci sia alcun tipo di avvertimento. Siamo al paradosso che sui pacchetti di sigarette vi sono avvertimenti e foto per avvertire chi acquista dei pericoli che l’uso di esse può determinare mentre sulla cannabis light non vi sono avvertimenti di questo genere. E’ vero che la cannabis light può avere usi diversi e non solo quelli ricreativi, a differenza delle sigarette, tuttavia il consumatore che la utilizza non per scopi da laboratorio andrebbe meglio informato sulle conseguenze che può comportare l’assunzione del prodotto.

Avv. Italo Carbone

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