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Cannabis light: punto e a capo

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Il subemendamento sulla cannabis light secondo la presidenza del senato ha portata innovativa nell’ordinamento e non può essere approvato nella legge di bilancio

Il subemendamento avente oggetto la cannabis light che il Governo voleva inserire nella legge di Bilancio è stato stralciato per decisione della Presidenza del Senato. La norma chiariva definitivamente che la cannabis light fino allo 0,5 di Thc potesse essere vendibile e introduceva anche una tassa per i produttori. Ad avviso della Presidenza di Palazzo Madama avendo tale norma portata innovativa da un punto di vista ordimamentale essa non poteva essere approvata nella legge di bilancio ma necessitava di un disegno di legge a parte. Il problema però è che la regolamentazione della cannabis light e le interpretazioni dei giudici avevano creato un caso normativo che avevano letteralmente mandato nel panico gli operatori del settore. Dopo una serie di pronunce contrastanti, sul tema erano intervenute le sezioni unite della Cassazione che avevano dichiarato che la cannabis light non poteva essere venduta in quanto la legge, la n. 242/2006 non lo prevedeva espressamente. Nel testo normativo si parlava di coltivazione, ma non di vendita. I giudici nella stessa sentenza auspicavano un intervento chiarificatore del Legisatore in quanto era evidente che il quadro normativo era monco.

Il subemendamento aveva portata chiarificatrice non innovativa

Le intenzioni del Legislatore erano evidenti fin dal 2016

La decisione della Presidente del Senato è stata severa ed eccessivamente formale. Le intenzioni del legislatore erano chiare già con la legge n. 242/2016, si voleva consentire di vendere la cannabis light, non a caso sono nati dopo quella legge diversi negozietti dedicati al prodotto che sono stati autorizzati ad aprire. C’era stato un grave errore di formulazione nella pubblicazione del testo della legge n. 242 ( non era stata inserita la parola vendita) errore che i giudici hanno giustamente fatto rilevare, ma sul fatto che l’intenzione era quella di rendere vendibile la cannabis light con una percentuale minima di Thc non vi erano dubbi come dimostrano i lavori parlamentari precedenti alla legge n. 242/2016. Bene avrebbe fatto la Presidenza del Senato a rendere ammissibile l’emendamento, esso avrebbe risolto un problema che invece adesso dovrà essere nuovamente affrontato. Del resto oggi i negozietti di cannabis light sono aperti e continuano a vendere i vasetti, ed è incredibile dopo oltre 6 mesi la pronuncia delle sezioni unite, il Parlamento non abbia ancora chiarito la situazione. In un paese civile dopo la pronuncia del giudici, il Parlamento avrebbe affrontato la situazione immediatamente, in caso contrario si sarebbe dovuto provvedere alla chiusura di tutti gli esercizi. Ma siamo in Italia, la legge non viene modificata e la situazione di fatto rimane identica a quella prima della sentenza e assistiamo a uno vero e proprio far west normativo, dove alcun procure di loro iniziativa decidono di chiudere i negozietti mentre altre invece non lo fanno.

Avv. Italo Carbone

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