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Bullismo e responsabilità dei genitori

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Il bullismo tra minorenni è un fenomeno che purtroppo si sta diffondendo tra gli adolescenti. Esso ha diversi risvolti dal punto di vista giuridico perchè i responsabili degli episodi sono minorenni. Ciò determina la configurazione di responsabilità anche dei genitori oppure degli insegnanti sia dal punto di vista civile che dal punto di vista penale. Cerchiamo di spiegare quali sono le conseguenze di certi comportamenti per tutte le figure coinvolte negli episodi di bullismo che ultimamente stanno diventando sempre più frequenti. In primo luogo occorre ricordare il minore di quattordici anni non è imputabile penalmente. Mentre il discorso è diverso se il responsabile di atti di bullismo ha compiuto i 14 anni di età.

Il bullismo non ha una definizione giuridica precisa.

In esso confluiscono diversi tipi di reato ( minacce, stalking, lesioni, furti)

Il bullismo non è tipizzato nel nostro ordinamento. Esso è un fenomeno rappresentato da una pluralità di comportamenti che nei casi più gravi può sfociare in veri e propri reati previsti dal codice penale. Generalmente si comincia dalle prese in giro o dagli scherzi in contesti scolastici o comunque adolescenziali. Poi successivamente si passa a vere e proprie minacce di non frequentare certi posti, certe aule o certi ambienti. Poi vi sono piccoli furti, pensiamo alla sottrazione della merenda oppure a piccole somme di danaro. Nei casi più gravi ci sono stati dei veri e propri sequestri dei malcapitati bullizzati i quali vengono rinchiusi in stanze per diverse ore, oppure vere e proprie aggressioni fisiche. Generalmente i comportamenti più gravi avvengono quando il bullizzato cerca di reagire per indurlo a subire le prepotenze. Tuttavia in molti casi i comportamenti più gravi avvengono anche in assenza di reazione della vittima. Chi subisce il comportamento dei bulli ha spesso difficoltà a reagire e a raccontare ciò che ha subito, ha una sorta di blocco psicologico che in molti casi non aiuta a fermare e a scoprire  questi comportamenti. Nelle varie pronunce giurisprudenziali relative al bullissmo sono rientrati diversi tipi di reati: stalking, minacce, lesioni, sequestro di persona, violenza privata.

La responsabilità dei genitori e degli insegnanti

L’art. 2048 c.c e la culpa in vigilando di insegnanti e genitori

La responsabilità civile dei danni causati dal comportamento dei bulli è  attribuita ai genitori di questi ultimi. Pensiamo ai casi di aggressioni fisiche a cui sono seguite lesioni nei confronti dei bullizzati, i genitori di questi ultimi possono essere condannati a pagare il risarcimento dei danni a favore del minore. Del resto ai sensi dell’art. 2048 codice civile i genitori sono responsabili dei danni arrecati dal minore attraverso comportamenti illecito. Tale norma è applicabile anche agli insegnanti. E’una norma che stabilisce una sorta di culpa in vigilando nei confronti di chi ha la responsabilità di un minorenne. Avendo le figure su indicate l’affidamento educativo del minorenne, se quest’ultimo compie comportamenti illeciti che arrecano danni a terzi, l’ordinamento ne chiede conto anche chi ne ha la responsabilità. Quest’ultima non è relativa soltanto agli episodi di bullismo, ma a tutti i comportamenti del minore che possono arrecare danni. Pensiamo ai casi dei genitori che tollerano in casa loro comportamenti pericolosi dei minorenni. E’chiaro che chi consente situazioni rischiose che poi determinano danni potrà esserne chiamato a risponderne. L’art 2048 tuttavia contiene la possibilità per genitori ed insegnanti di poter essere dichiarati esenti da responsabilità per i comportamenti dei minorenni. Essi devono provare di non aver potuto impedire il fatto. Se ci riescono non sono tenuti a pagare il risarcimento dei danni causati dal fatto illecito dei minorenni. Per stabilire quali sono le situazione dove si è esonerati dalla culpa in vigilando bisognerà esaminare le situazioni caso per caso. Le pronunce giurisprudenziali sono piuttosto varie. Certamente non si può ottenere l’esenzione della responsabilità dando la prova di non essere a conoscenza dell’accaduto. Bisognerà fornire prove concrete dell’impossibilità di evitare l’evento, non si potrà ottenere la liberazione da responsabilità attraverso presunzioni.

Cosa accade se il minorenne non ha compiuto quattordici anni

La non imputabilità dei reati non vuol dire assenza di conseguenze

Non è imputabile chi quando ha commesso il fatto non aveva compiuto i quattordici anni ( art 97 cp). Nei confronti del minore di 14 anni sussiste una presunzione assoluta di incapacità di intendere e di volere. E’invece imputabile chi ha compiuto i 14 anni tuttavia con conseguenze meno gravose rispetto al maggiorenne. ( art 98 cp).  Tuttavia incorre in un grosso errore chi ritiene che il minore di 14 anni possa non avere alcuna conseguenza per i reati commessi. Il Tribunale potrebbe stabilire la pericolosità del ragazzo fino al punto di irrogargli un misura di sicurezza che egli sarà tenuto a rispettare. Il minorenne potrebbe essere assegnato ad una colonia agricola, ad una casa lavoro o anche ad un riformatorio giudiziario. Inoltre vi sono le misure non detentive come la libertà vigilata, il divieto di dimora in determinati comuni, il divieto di frequentare determinati locali pubblici. A ciò occorre aggiungere che dei danni arrecati dal minorenne rispondono i genitori a anche gli insegnanti nel caso il comportamento illecito si sia verificato in ambito scolastico ai sensi dell’art. 2048 del codice civile.

 

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