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App immuni: sottovalutare la tutela della privacy è un grave errore

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Quando si è discusso sull’app immuni chi parlava di privacy sembrava un alieno

Il trattamento dei dati sanitari è generalmente vietato

Ai tempi del coronavirus la tutela della privacy è apparsa a molti come un inutile di più, come un altro orpello della tanto odiata burocrazia che tutti detestano. Soprattutto quando si è discusso sulla famigerata App immuni, la privacy come diritto è sembrato quasi un ostacolo alla diffusione di uno strumento che poteva avere efficacia preventiva nella lotta al Covid 19. Ciò a nostro avviso deriva da due ragioni fondamentali. La prima è che la diffusione di internet, dei motori di ricerca e dei social è avvenuta prima che ci fosse una normativa sulla privacy adeguata. Ciò ha fatto si che i cittadini si rendessero conto dell’importanza dei dati soltatno dopo che la maggior parte di loro aveva provveduto a consegnarli a social e motori di ricerca. Ricordiamo che Facebook il social più diffuso al mondo, nato nel 2004 fino a qualche anno fa, aveva scritto nella sua pagina inziale “Facebook è gratis e lo sarà per sempre”. In realtà i social non sono gratis, la loro moneta sono i dati e purtroppo la maggior parte della popolazione ha cominciato a capirlo solo negli ultimi anni. Di conseguenza in un contesto dove in tanti più o meno consapevolmente hanno consegnato dati a fini ludici o di relax, fare la battaglia contro l’app antivirus che ha finalità di prevenzione per la salute, per la salvaguardia dei dati, è sembrato paradossale. La seconda è che i cittadini in tema di privacy non distinguono tra le categorie dei dati. E’ certamente diverso dire ad un social quali auto e quale cibo mi piace, rispetto alla propria situazione di salute. Non a caso il trattamento dei dati sanitari è specificamente vietato dal regolamento europeo sulla privacy, ad eccezione dei motivi legati alla cura.

Tutela della privacy, diritto fondamentale connesso alla tutela della nostra identità personale

App immuni in attesa dell’approvazione del garante della privacy

La tutela della privacy, discende dalla tutela della riservatezza che è un diritto costituzionale espressamente garantito, è un diritto fondamentale perchè ha che fare con il diritto di ognuno di noi a volere essere quello che è, e di scegliere cosa mostrare agli altri della sua personalità. Senza la tutela della privacy, tutto sarebbe pubblico, e il nostro privato sarebbe dato in pasto a chiunque, e nei tempi di internet, per sempre. Abbiamo visto che cosa può determinare la violazione della privacy, pensiamo ai suicidi per i video privati finiti in rete senza la volontà di chi ne era ritratto. Anche all’inizio dell’emergenza Covid 19 vi è stata un’assenza di tutela di privacy, specie nei piccoli centri che riscontravano qualche positivo, dopo qualche giorno i nominativi di queste persone erano su whatsapp, e chi continuava a condividere i nomi, sosteneva di farlo per motivi di salute pubblica per far sapere a tutti da chi bisognava stare lontano. Risultato? persone innocenti già comprensibilmente spaventate e che già si erano messe in autoquarantena, si sono viste isolate da tutti come se avessero la peste e con difficoltà anche a trovare qualcuno che gli portasse la spesa. Ecco cosa può determinare l’assenza di tutela della privacy, una sorta di grande fratello nel quale i nostri dati sensibili diventano oggetto di discussione pubblica senza alcun criterio, senza alcun motivo e senza alcuna utilità. Pubblicare i nomi dei mailati non spetta certamente ai singoli, spetta eventualmente alle istituzioni solo se lo ritengono necessario per la prevenzione. Per comprimere il diritto alla privacy dei cittadini anche le isitituzioni hanno bisogno di una motivazione, ossia di un diritto da tutelare che possa prevalere sulla privacy dell’individuo. Eccola la contrapposizione, per tutelare il diritto alla salute è possibile spazzare via completamente il diritto alla privacy? Certamente no, con l’app immuni chi vorrà, potrà comprimere il proprio diritto alla riservatezza dei dati relativi allo stato di salute, ma lo farà consapevolmente assicurandosi che i dati sanitari vengano trattati in sicurezza ed esclusivamento per lo scopo per il quale egli ha prestato il consenso per fornirli. E’ questo il compromesso che si è raggiunto attraverso l’app immuni che dovrebbe essere disponibile dal mese prossimo, anche se ad oggi il Ministero della salute non ha ancora inviato al garante per la protezione dei dati, la valutazione di impatto. Tale valutazione con l’approvazione del garante ( detta dpia) è propedeutica al via libera dell’app immuni, senza il bene stare del garante, la diffusione dell’app immuni sarebbe bloccata.

Avv. Italo Carbone

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