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5 g stop ai divieti indiscriminati dei Sindaci

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I sindaci non possono limitare in maniera generalizzata l’utilizzo del 5 g

La diffusione del 5 g è interesse nazionale

Non ha avuto la giusta risonanza mediatica l’art 38 comma 6 del decreto semplificazioni. Tale norma modificando la legge n. 36/2001 e precisamente l’art 8, ha tolto ai sindaci la possibilità di introdurre limitazione alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici magnetici ed elettomagnetici, sui valori da attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4. Tale decreto approvato il 17 luglio del 2020 ha di fatto impedito ai Sindaci esercitare il loro potere per impedire l’insediamento di impianti e di antenne per il 5 G. Ciò perchè quest’ultimo è considerato un interesse nazionale il cui sviluppo non puè essere impedito dall’esercizio del potere di enti locali. Al 5 g viene data dunque un’importanza strategica a livello nazionale che non può essere ostacolata dai singoli enti locali.

Il sindaco può individuare un’area o un sito dove non inserire strumentazione 5 g

Ma che cosa vuol dire ciò? Se un sindaco dimostri che l’impianto 5 g può essere nocivo per la salute o poco adatto per essere allocata in una determinata zona del comune, che cosa può fare? Come si evince dalla norma il Sindaco non può attraverso il potere di ordinanza contingibili ed urgenti stabilire divieti generalizzati, ma certamente può far valere i propri poteri di tutela del territorio ove questi siano fondati sulla tutela di interessi pubblici ben individuati. Il decreto semplificazioni ha inteso evitare che i sindaci avessero un potere indiscriminato di bloccare l’apposizione degli impianti, vanificando in questo modo lo sforzo statale di implementare la rete 5 g su tutto il territorio nazionale.

Diversi sindaci avevano utilizzato la norma precedente per bloccare impianti 5 g sul loro territorio.

La norma è stata approvata perchè alcuni sindaci avevano già emanato ordinanza anti impianti 5 g, ordinanze contro le quali erano stati presentati ricorsi davanti ai Tribunali amministrativi regionali, che già avevano emanato alcune descisioni contrastanti. Il Tar di Catania aveva sospeso l’ordinanza emanata dal sindaco di Messina, applicando proprio il principio su cui si basa la norma di cui al decreto semplificiazioni. Ossia no a divieti generalizzati, si a singole aree o siti purchè ci siano motivazioni adeguate. Vi erano state anche le ordinanze del Sindaco di Reggio Calabria e del Sindaco di Asolo contro il 5 g. Il governo dunque per evitare il caso normativo che si sarebbe determinato a causa delle diverse decisioni di ogni sindaco, ha deciso di modificare la norma della legge dell’ 8 Febbraio 2001 sull’inquinamento elettromagnetico, limitando il potere generalizzato dei sindaci in ossequio ad interessi nazionali da tutelare.

Ma il 5 g fa male?

L’inquinamento elettromagnetico è un tema serissimo 

Al di là di tutte le tesi complottistiche sull’argomento ad oggi non sussistono studi univoci che dimostrino che il 5 g è nocivo per la salute umana. E’ giusto tenere alta l’attenzione e verificare continuamente le conseguenze che questa nuova tecnologia può comportare. Ma è molto importante non dare le cose per scontato sia in un senso che in un altro. Gli studi sugli effetti del 5 g devono continuare, anche durante l’implementazione dello stesso su tutto il territorio nazionale. E’assolutamente inutile fomentare scontri politici sull’argomento, ciò che conta è capire se lo sviluppo esteso di questa nuova tecnologia possa essere nocivo per la salute umana oppure no. L’accertamento di questo aspetto è molto importante e per farlo ci vogliono studi approfonditi e non tesi complottistiche pregiudiziali fondate su nulla di scientifico.

Avv. Tamara Liguori

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